lunedì 23 novembre 2015

La fine del mondo e il paese delle meraviglie - Haruki Murakami



"Mi spiace, ma l'evoluzione ha i suoi svantaggi. E' sempre dura e triste. Non esiste qualcosa come un evoluzione gioiosa"

Questo è un romanzo che, di romanzi, in se ne contiene due, o almeno all'inizio ci sembra così.
Abbiamo due storie, una di fantascienza ed una fantasy.
In quella fantascientifica il protagonista è un cibermatico, ovvero un uomo che custodisce e codifica dati con il suo cervello. Un computer umano.
In quella fantasy il protagonista è un uomo che arriva in una città isolata da mura altissime, dalla quale non si può uscire e dove ha l'incarico di lettore dei sogni.
Ma, come ho detto prima, le due storie ci sembreranno separate solamente all'inizio, andando avanti con la lettura vedremo che i due mondi sono, in realtà, molto uniti.

E' il mio primo approcio con Murakami, e devo dire che vi ho trovato proprio quello che mi aspettavo.
Volevo un romanzo onirico, e quello ho trovato.
Se non siete interessati a questo non statelo a leggere, perché l'onirismo qui è davvero elevato, se non siete alla ricerca di questa caratteristica vi risulterà anche troppo e non vi piacerà.
Un romanzo difficile, difficile trovarne le tematiche e, forse, è anche ingiusto cercarle per forza, forse la cosa migliore da fare sarebbe quella di lasciarsi trasportare dalla narrazione, dai monologhi dei protagonisti, dalle loro considerazioni sulla cose che hanno attorno.
Considerazioni che a volte saranno filosofiche, mentre a volte saranno incentrate, semplicemente, sui Duran Duran. 

Il romanzo è lungo, ed a tratti prolisso, ma non fatevi spaventare dalla mole perché, se piace, risulta comunque scorrevole.
La scrittura di Murakami è elegante. Userei un aggettivo preciso per descriverla: morbida.

Come ho detto sopra, sarebbe arduo e sbagliato cercare tematiche ad ogni costo, ma l'impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi di fronte ad un romanzo sulla perdita.
La perdita, il senso di vuoto che lascia, è presente in ogni personaggio della storia.
Tutti i personaggi della storia hanno perso o stanno per perdere qualcosa, chi l'ombra, chi il cuore, chi la vita, chi delle persone care.
Ecco, se dovessi dire a qualcuno di cosa parla  "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" gli direi che è un romanzo sul senso di perdita.

By Ivan
From Hell

domenica 1 novembre 2015

Le macchine infernali - K.W. Jeter


"Chiunque, risalendo sino ad Adamo nel Giardino, invoca a difesa la propria ignoranza; quando, se solo fossimo onesti, dovremmo ammettere che la mela era circondata da ogni immaginabile avvertimento. Così, anch'io sono caduto."

Da un po' cercavo un romanzo che mi introducesse nell'unico tipo di fantascienza che era a me pressoché sconosciuta, lo steampunk.
Si tratta di quel sottogenere di "Sci-Fi" ambientato in epoca vittoriana, dove macchine a vapore e congegni meccanici la fanno da padrone.
Ho deciso di iniziare con K.W. Jeter, per il semplice fatto che è stato lui a coniare il nome di questo genere, nonostante non sia stato certo lui a scrivere il primo romanzo steampunk.

Arriviamo al romanzo letto, "Le macchine infernali".
Dower è il figlio di un grande orologiaio, che riceve in eredità la bottega di suo padre, lui però non sa nulla del lavoro del padre e si limita a fare manutenzione, dove riesce.
Ben presto, però, riceve la visita di alcuni strambi individui, tutti interessati ad una strana scatola di mogano appartenuta al padre, questa scatola di mogano sarà il "motore" per l'avventura di Dower che finirà in posti inquietanti, popolati da uomini con lineamenti pesciformi ed altre stranezze.

Ciò che risalta tantissimo è quanto quest'opera sia influenzata dalla produzione di un grande scrittore del passato: H.P. Lovecraft.
Gli uomini-pesce, che ho nominato sopra, assomigliano tantissimo alla popolazione de "La maschera di Innsmouth", famoso racconto di Lovecraft.
Anche il nome del luogo dove incontra questi strani uomini, Wetwick, ha assonanza con una famosa città lovercraftiana: Dunwich.
Insomma, l'influenza dell'autore di Providence è forte, forse un po' troppo forte, ma se amate il mondo creato da quest'ultimo, allora amerete anche questi richiami (come li ho amati io).
Andando oltre all'influenze, ci troviamo di fronte ad un romanzo che, lo dico chiaramente, non ha grandissime pretese, non è un romanzo fondamentale, ma è sicuramente divertente.
Un'avventura divertente, che di tanto in tanto da qualche critica al bigottismo vittoriano, in pratica questo è il romanzo.
Leggerlo mi ha suscitato qualche sorriso ed il tempo trascorso assieme è stato sicuramente gradevole, ma non è un romanzo che rileggerò nuovamente.
Insomma, la classica lettura piacevole, ma che non ci lascia il segno.

By Ivan
From Hell