lunedì 25 maggio 2015

I milanesi ammazzano al sabato - Giorgio Scerbanenco

 
"Con la civiltà di massa oggi viene fuori anche la criminalità di massa."

Scerbanenco suona un po'  come  Shevchenko, indimenticabile attaccante ucraino milanista, ed infatti le origini di Giorgio sono ucraine, il suo vero nome sarebbe Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko.
Scerbanenco è un autore del classico poliziesco all'italiana, non a caso il celebre film "Milano calibro 9" è ispirato ad una sua raccolta di racconti dal titolo omonimo.

"I milanesi ammazzano il sabato", oltre che un romanzo dal titolo geniale, è un giallo proprio nel senso classico del termine: abbiamo un caso, abbiamo un investigatore ed abbiamo una risoluzione fattibile e coerente con tutto quello che è stato seminato nel corso della storia.
Normalmente non amo questo tipo di gialli, preferisco il noir dove non tutto deve essere per forza spiegato e dove le contaminazioni con generi meno realisti sono ben accette.
Ciò che mi ha fatto piacere questo giallo è la cattiveria di fondo: non c'è spazio per notizie liete in questa storia, la storia inizia tragicamente e mantiene il suo dramma  durante tutto il corso del suo svolgimento.

Duca Lamberti è un poliziotto, ex-medico radiato per aver praticato un eutanasia, che deve ritrovare una donna scomparsa, Donatella Berzaghi.
Questa donna non è una donna normale: è altissima, quasi due metri, ma sopratutto è ritardata e ninfomane.
La pista a questo punto viene da sola, Duca sospetta subito che la donna sia stata rapita per essere sfruttata come prostituta.

Basta leggere la citazione all'inizio del post per capire di cosa vuole parlarci Scerbanenco: vuole parlarci di una società che, in pieno boom economico, ha dimenticato alcuni valori fondamentali.
Si, perché il romanzo è stato scritto ed ambientato negli anni 60, e questi ci vengono descritti nella sua interezza.
Non solamente il loro aspetto positivo di cui siamo abituati a sentirci raccontare, ma anche il loro lato oscuro.
Passi come "Era lo squallido bar del benessere di massa." e "la civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo." ci fanno capire bene cosa pensava Scerbanenco dei favolosi anni 60.
Anni dove il produrre era l'unica cosa importante, dove per ammazzare si doveva aspettare il sabato perché gli altri giorni erano lavorativi.

By Ivan
From Hell

lunedì 11 maggio 2015

L'occhio nel cielo - Philip K. Dick




"Che significa per un paranoico un telefono che suona?"

Avete presente il film Inception? Bene, se pensavate che fosse originale allora dovete leggere questo romanzo del 57 di Dick, un romanzo che ha una struttura simile, ma è stato scritto decenni prima del film che ho citato.
Come al solito, l'eredità di Philip nelle fantascienza è sempre fondamentale.

Otto personaggi vivono in un mondo distopico, un mondo militaresco dove la paura e la diffidenza la fanno da padrone.
Questi otto personaggi non hanno nulla in comune fra di loro, ma un incidente causato da un acceleratore di particelle li unisce, li unisce mentalmente.
I personaggi rimangono privi di sensi, ma le loro menti iniziano a creare  dei mondi che loro attraversano assieme, ed ogni mondo che attraverseranno sarà uno più minaccioso dell'altro.

Leggendo questo romanzo ho pensato che potesse trattarsi di un proto-ubik perché anche in quell'opera, certamente più famosa, Dick costruisce queste strane dimensioni che fluttuano fra reale ed irreale e che sono creati dalla mente di una persona,  i cosidetti "pseudomondi".
Considerato che Ubik è stato scritto, più o meno, una decina di anni dopo è molto probabile che sia così, che questo romanzo abbia anticipato il capolavoro di Dick.

Arriviamo alle tematiche: di cosa ci vuole parlare Dick in questo romanzo?
E' fin troppo semplice capirlo, ogni mondo creato da un personaggio del romanzo rappresenta le paure, le angoscie e le paranoie da cui ogni persona può essere afflitta.
L'occhio nel cielo è psicoanalisi in formato fantascientifico.
Ogni pseudomondo ha poi le proprie micro-tematiche: dalla religione all'infedeltà, dalla paura alla politica.
Quest'ultimo elemento è un altra grande tematica del romanzo.
L'opera è stata scritta e pubblicata durante la guerra fredda, e questo si sente tantissimo.
Ogni riga del romanzo è impregnata delle paure che derivarono dalle tensioni che vi erano fra USA e URSS.

By Ivan
From Hell

martedì 5 maggio 2015

La mano sinistra di Dio - Jeff Lindsay




"Tutto richiamava al Bisogno. Oh, lo stridore sinfonico di mille voci nascoste, il grido del Bisogno dentro me, l' entità, il guardiano silenzioso, la cosa calma e gelida, quello che ride mentre danza sotto la luna."

Sono stato un patito della serie tv "Dexter", che è andata in onda fino a qualche anno fa.
Era solo questione di tempo, quindi, ed avrei letto il romanzo da cui è stata tratta questa serie: "La mano sinistra di Dio" di Jeff Lindsay.
Ho deciso di far passare appositamente molto tempo, in modo da poter giudicare le differenze tra romanzo e trasposizione in maniera oggettiva.
La trama del romanzo è la prima stagione della serie tv, quindi non mi ci soffermerei moltissimo, a parte alcune varianti, come avviene sempre nelle trasposizioni.
Dexter è un tecnico della scientifica di Miami ed il suo compito è analizzare le macchie di sangue.
Dexter, però, ha una doppia vita: in segreto è un serial killer, ma con un codice d'onore... ovvero uccidere solo chi è un assassino come lui.
La sua vita verrà, però, sconvolta da un altro assassino che sembra essere a conoscenza del suo segreto.

Terminata la lettura posso dire che la caratteristica che più distingue serie da romanzo è la narrazione, qui totalmente in prima persona.
Questo porta ad un fattore positivo ed uno negativo.
Il fattore positivo è che in questo modo riusciamo ad entrare meglio nella mente malata di Dexter, insieme a lui ci caliamo nell'abisso di quello che potrebbe essere il modo di pensare di un killer.
Il fattore negativo è che altri personaggi, che nella serie erano ben caratterizzati, nel romanzo lo sono di meno.
Penso principalmente a Deborah/Debra Morgan, uno dei personaggi più importanti della serie, che qui non riesce ad esaltare come nella trasposizione.

Dal punto di vista stilistico la scrittura di Lindsay è molto semplice e lineare (non penso sia per forza un difetto, anzi) e ricca di humor nero, come dimostra questa citazione: "se non mi fate arrivare il giornale in orario, come potete pretendere che non vada in giro ad ammazzare la gente?".

In definitiva: un romanzo divertente, non impegnativo, da non perdere se, come me, si amano i thriller dove il protagonista è il cattivo, l'assassino.
Non ci son grosse tematiche di fondo, ma non è neanche nato con questa intenzione.
Forse ci troviamo di fronte ad uno dei rari casi in cui la trasposizione supera l'opera originale, ma non di molto.

By Ivan
From Hell