venerdì 11 dicembre 2015

Non è successo niente - Tiziano Sclavi




"I pensieri mi fanno troppo male, me li faccia passare"

Forse questa sarà un affermazione un po' troppo forte, ma per me Sclavi dovrebbe essere inserito fra i grandi scrittori sperimentali di fine 900.
Lo dico per il suo stile, così tanto caratteristico da risultare un marchio di fabbrica, lo dico per la trama grottesca e surreale che hanno sempre le sue storie, lo dico per il suo mischiare fumetto, cinema e romanzo assieme.
Questo romanzo, introvabile come quasi tutti gli altri, ne è l'ulteriore conferma.
Come dice un personaggio di questo romanzo: "Tiz è uno che tante volte mischiando le pagine si capisce lo stesso, cioè non si capisce lo stesso"

Per quanto riguarda "Non è successo niente", ci troviamo di fronte al romanzo più autobiografico di Sclavi, l'autore non appare mai nella storia eppure è sempre presente.
Tutti i personaggi del romanzo sono Sclavi, c'è molto di lui in Tom, molto di lui in Cohan e qualcosa di lui in tutti gli altri.
Questo alla lunga può stancare, certo, ma è interessante se si è interessati ad un autore, Sclavi, che di se stesso ha sempre fatto trapelare poco, se non attraverso le sue opere, appunto.

Romanzo forte, in cui l'autore non ha paura a far bestemmiare frequentemente i suoi personaggi o sparare in testa a famosi politici, come dimostra questo passo: "Appare un imprenditore che si è dato alla politica, e il guaio è che la politica se l'è preso. Sta facendo un comizio in un teatro, sorride, inelegante in sé oltre che di fuori, col suo doppiopetto. Dellamorte lo lascia parlare per un po', poi allunga di nuovo la mano di fianco, posa il telecomando e prende la Bodeo, e prende la mira. Spara contro il televisore. BANG! "Gna?!" sussulta Gnaghi. Lo schermo è intatto. Dentro lo schermo, la fronte dell'imprenditore (e come rende bene l'idea questa parola, di uno che imprende, prende, ruba) è esplosa schizzando sangue, schegge di osso e quel poco di materia cerebrale che ha"
Forse è anche per questo che la Mondadori non lo stampa più questo romanzo, facendolo diventare praticamente introvabile.
Non ho neanche trovato un immagine come si deve della copertina, infatti ho "ripiegato" su un ritratto di Sclavi, fatto dal famosissimo disegnatore Stano.
Che altro dire su questo romanzo? Riappare Francesco Dellamorte, come si nota dalla citazione sopra, ma non è la cosa più importante.
La cosa più importante è ciò di cui questo romanzo parla. Parla della depressione, dell'alcolismo, di sentirsi vuoti, di sentirsi niente.
E, per una volta, parla anche di come questi stati d'animo possano essere superati, grazie ad una persona accanto, grazie all'amore.
E' un romanzo che può sembrare pessimista, all'inizio, ma alla fine ci rendiamo conto di aver letto qualcosa di ottimista.

By Ivan
From Hell

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