martedì 29 settembre 2015

E Jones creò il mondo - Philip K. Dick





"Per definizione, il futuro non è ancora accaduto. E quando se ne avesse conoscenza, questa cambierebbe il futuro... il che ne invaliderebbe la conoscenza."

Leggendo questo romanzo viene in mente che l'uomo ha bisogno di idoli indiscussi, di una guida da seguire ciecamente nel bene e nel male.
Non solo, quando l'uomo abbatte uno di questi idoli lo fa per sostituirli, non per liberarsene.
E' quello che accade in questo romanzo: Dick ci porta in un mondo dominato da una forma di pensiero, il Relativismo, secondo la quale qualsiasi punto di vista è valido, a patto che sia dimostrabile, altrimenti meglio tacere.
Si, meglio tacere perché se si viene sospettati di attentare al relativismo si finisce immediatamente in carcere.
Una filosofia che dovrebbe essere sinonimo di libertà di pensiero diventa in realtà una dittatura, ed è qua che arriva Jones.
Jones è un uomo con capacità precognitive: riesce a vedere i fatti futuri con un anno di anticipo, sfrutta le sue capacità per rovesciare il relativismo, ma il risultato sarà creare una filosofia esaltata e dittatoria quanto il relativismo.
Insomma, il popolo si libera di un dittatore per innalzarne un altro.

La trama è pressoché questa, con altri elementi che non sto a dirvi per non spoilerare tutto, ed è simile ad altri romanzi di fantascienza.
Le tematiche sono, comunque, molto interessanti.
Abbiamo principalmente la riflessione con cui ho aperto questo post, ma non solo.
Abbiamo il solito rapporto difficile che aveva Dick con le donne, qui rappresentato dalla relazione fra Nina ed il protagonista Cussick.
Abbiamo una grossa critica alla demagogia, atteggiamento politico che mira a sfruttare le paure del popolo per avere voti.
Jones, infatti, sfrutta un invasione di innocui protozoi alieni per portare a se il favore del popolo.
Non è molto diverso dai politici odierni, no?
By Ivan
From Hell

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