sabato 6 giugno 2015

Un oscuro scrutare - Philip K. Dick

 
"Ma nel mondo oscuro nel quale ora dimorava, traboccavano costantemente verso di lui cose orribili e cose sorprendenti e, una volta ogni tanto, di rado, qualche piccola mirabile cosa."

Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti e, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
Un giorno ad Arctor viene dato un compito, il compito di spiare un tossico in particolare, perché si pensa che abbia giri più grandi di quelli di un normale dipendente da droghe.
Sarebbe un normale compito per un infiltrato, se non fosse che la persona che i suoi superiori gli hanno ordinato di controllare sia... se stesso.
Nessuno sa, infatti, chi impersoni Arctor nel mondo della droga, eccetto Arctor stesso... o almeno all'inizio.
Si, perché questa situazione confonderà il già provato cervello, a causa delle droghe, di Arctor, mandandolo in un progressivo vortice psicotico fino a non fargli più capire chi sia lui, ne le persone che lo circondano.
E' questo l'oscuro scrutare di cui parla il titolo, quello che deve fare Arctor: scrutare la parte oscura di se stesso, attraverso occhi comandati da un cervello annebbiato.
Detta così sembrerebbe un thriller psicologico, come può questo romanzo essere considerato di fantascienza? Non lo si può, infatti, ma non lo si può neanche considerare thriller, noir o che altro.
"Un oscuro scrutare" è un romanzo sulla tossicodipendenza che si muove in un universo fantascientifico.
Un universo fatto di tute disindividuanti, un universo in cui abbiamo una società opprimente, dove abbiamo una classe sociale dominante, denominata i perbene, e dove i tossici non sono poi così male, rispetto a quest'ultimi.
Una società in cui si guardano i problemi del mondo attraverso le finestre di una casa sicura, in modo da farli apparire più distanti di quello che sono.
Senza parlare dei centri di recupero della società descritta da Dick: in pratica la tossicodipendenza è molto meglio di questi centri. Somigliano più ai carceri, che a centri di recupero.
Quindi, in questo romanzo Dick giustifica i tossici? No.
Innanzitutto Dick non vuole fare la morale a nessuno, e lo si sente leggendo il romanzo, in secondo luogo Dick ci descrive anche la devastazione a cui va incontro un drogato.
Per Dick la droga non è una condanna a morte, ma è comunque un accelerazione verso questa.
A questo proposito: struggenti sono le note finali dell'autore, dove fa una lista di tutte le persone che ha amato e che sono finite male a causa delle droghe.

Scritto nel 77, è forse il romanzo più cupo che abbia letto di Dick.
Questo per due motivi: un po' perché da lì a cinque anni l'autore sarebbe morto, un po' perché un altra tematica di questo romanzo è la morte degli ideali degli anni 60.
Lo stesso Dick, a proposito di questo romanzo, ha scritto: la decisione sbagliata di un intero decennio, gli anni Sessanta.

By Ivan
From Hell

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