domenica 21 giugno 2015

Nessun dove - Neil Gaiman



"Si trovò a fissare occhi antichi come l'universo: occhi che avevano visto la polvere di stelle condensarsi in galassie."
 
Premessa, a me il fantasy non piaceva.
Se volevate parlare con me di letteratura fantastica ero felicissimo di farlo per quanto riguardava l'horror e la fantascienza, due generi che amo tutt'ora, ma non per il fantasy.
Perché dico questo? Perché se un autore riesce a farti piacere  un determinato genere, che prima non consideravi, beh... allora vuol dire che è proprio bravo.
Neil Gaiman è quel tipo di scrittore, dopo averlo letto non dico più che il fantasy non mi piace, dico che il fantasy classico non mi piace.
Quello di Gaiman, un fantasy moderno, invece si.
Qualcosa vorrà dire? No?

In "Nessun dove" abbiamo un normale uomo di città, Richard, con un normale lavoro ed una normale fidanzata, un po' pesante a dir la verità, ma comunque una donna normale.
Una sera si ferma ad aiutare una strana donna ferita ed, a causa di questo atto di generosità, la sua vita cambierà per sempre: nessuna persona appartenente alla sua quotidianità lo riconoscerà più.
Si ritroverà, quindi, costretto a seguire la strana donna, il cui nome è Porta, attraverso la Londra sotterranea, popolata da persone strane quanto e più di Porta, braccato da due minacciosi killer: Mister Croup e Mister Vandemar.
Inutile dire che, trattandosi di fantasy, gli abitanti di questa Londra sotterranea posseggono abilità e poteri fuori dal normale.

Salta subito all'occhio ciò di cui vuole parlare Gaiman in questo romanzo, anche se sarebbe più corretto scrivere "di chi vuole parlare".
Gli abitanti della Londra sotterranea sono i reietti della società: barboni, senza tetto, emarginati, chiamateli come vi pare, sono loro che popolano questa magica città e che posseggono capacità fuori dal normale.
Sono loro, le persone a cui nessuno da importanza, quelle a cui Neil da un ruolo centrale nella vicenda.
Persone che raramente diventano i protagonisti di un romanzo, qui lo sono.

Un altro protagonista del romanzo è la città di Londra.
Neil ci parla di lei e della sua storia, ma dalla inusuale prospettiva dei suoi sotterranei, ciò non fa che renderla ancora più affascinante e misteriosa di quel che già è.

Anche dal punto di vista stilistico non gli si può dire nulla: Gaiman è bravo, lo si capisce subito dalle prime righe.
Gaiman questo lo sa ed ovviamente si autocompiace, ma lo fa quel tanto che basta e che non infastidisce il lettore.
Forse solo a livello di linguaggio questo romanzo mostra alcune piccole pecche: esclamazioni come "capperi!" penso che siano state antiquate anche nel 96, quando è stato scritto.
Ma visto tutto il resto, sono cose che si perdonano.
Insomma, bravo Gaiman. 

By Ivan
From Hell

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