giovedì 19 febbraio 2015

La morte di Bunny Munro - Nick Cave



"All'improvviso, Bunny, ha la sensazione che morirà ed è perplesso nel vedere che la cosa gli dà un certo sollievo.
Capisce intuitivamente che le ombre sono quelle dei morti, che si riordinano, si rigirano, fanno spazio per lui."

Sono sempre stato molto curioso di leggere qualcosa del Cave scrittore, questo perché i testi delle sue canzoni hanno sempre avuto qualcosa del "racconto", basta prendere ad esempio il disco "Murder Ballads" dove ogni brano potrebbe essere un racconto noir.
Le aspettative non mi hanno deluso, leggendo questo romanzo posso dire che Cave se la cava benissimo anche come scrittore di storie, non solo di canzoni.

Bunny Munro è un venditore porta a porta di cosmetici, non ci sta simpatico e non ci deve stare simpatico: è un egoista, egocentrico, porco e passa la vita a truffare le persone, tradire la moglie ed ignorare suo figlio (nonostante questo continui, sino alla fine, a considerarlo il miglior padre del mondo).
Un giorno torna a casa e trova la moglie morta, suicida a causa delle continue corna del marito.
Bunny si ritrova da solo, a crescere un figlio che non ha mai molto considerato, afflitto dai sensi di colpa e perseguitato dal fantasma della moglie.
Non sapendo cosa fare decide di buttarsi in quello che gli riesce meglio: prende il figlio e lo porta in viaggio, in strada a vendere i suoi prodotti di bellezza.
Il viaggio che affronteranno diverrà grottesco e, sullo sfondo, ci saranno sempre due immagini minacciose: il fantasma della moglie defunta e un serial killer vestito da diavolo.

Lo stile è secco, diretto, tutto al presente, nonostante questo riesce comunque ad essere molto poetico, evocativo ed anche suggestivo.

Arriviamo alle tematiche, quella che salta subito all'occhio è la volgarizzazione del rapporto fra i due sessi.
Con questo intendo tutto ciò che prevede il rapporto fra uomo e donna, e non solo il sesso.

Un altra tematica molto evidente è il problematico rapporto padre figlio fra i due personaggi del romanzo. Problematico più dalla parte di Bunny che da quella del figlio, a dir la verità.
Ma la tematica principale è un'altra ancora: la sofferenza.
Tutti i personaggi del romanzo, chi più chi meno, soffrono. 
Difatti è lo stesso scrittore a suggerire questa tematica con la frase: "Ero un commesso viaggiatore, sapete, e vendevo sofferenza porta a porta"
Si può dire che "La morte di Bunny Munro" sia un romanzo sulla sofferenza.

By Ivan
From Hell

giovedì 12 febbraio 2015

Confessioni di un artista di merda - Philip K.Dick


"Io sono fatto d’acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti d’acqua. Tutti quanti."

Non avevo mai letto un romanzo realista di Dick, sapevo che ne aveva scritti e che nessun editore, ai tempi, li accettava perché da questo autore volevano solo ed esclusivamente "fantascienza"
In realtà Dick aspirava alla lettteratura realista, tanto da definire ciò che scriveva non fantascienza, ma "surrealismo di confine"
L'impressione è che Dick volesse fare ciò che è riuscito a Ballard: usare la fantascienza all'inizio, ma poi staccarsene per diventare un autore a tutto tondo, non confinato nei limiti di un genere.

I protagonisti principali di questo romanzo sono tre:
- Jack Isidore, una persona che definiremmo stramba. Crede a teorie pseudo-scientifiche ed a scuola era convinto che il suo professore fosse un gallo. Pensa di essere più intelligente della media, in realtà è solo un pazzo. E' lui l'artista di merda di cui si parla nel titolo del romanzo.
- Fay è sua sorella, una donna bella ed in forma, affascinante e cordiale, però... però è terribilmente egoista, un egoismo quasi infantile, e questo la porta a servirsi delle altre persone, come fossero marionette al suo servizio.
- Charley è il marito di lei, ricco ma burbero ed ignorante. Insofferente nei confronti della moglie, e questa sua insofferenza sarà il motore della vicenda.

Fra le tematiche spicca il rapporto complicato che ebbe Dick con le donne (si sposò ben cinque volte), e questa tematica è ben espressa nel personaggio fortemente negativo di Fay.
Le altre tematiche sono le classiche di Dick, come la pazzia, il distacco dalla realtà, l'insofferenza a questa realtà.
Insomma, Dick ci parla di tutto ciò di cui di solito ci parla nei suoi romanzi, con la differenza che qui non lo fa con un romanzo di fantascienza, ma postmoderno.
Si, quest'opera ci mette in chiaro come Dick possa essere ascritto a pieno diritto nella lista degli autori postmoderni.
Questa storia potrebbe essere stata tranquillamente scritta da un DeLillo o da un Palahniuk.
Anche dal punto di vista stilistico ci troviamo di fronte ad un romanzo postmoderno: la narrazione non è coerente, ma si sposta continuamente da terza persona a prima.
Non solo, quando siamo in prima persona non è mai lo stesso personaggio che parla: a volte è Jack, a volte Fay, a volte Charlie, etc...

Gran bel romanzo, un romanzo da leggere sia se si è fan di Dick sia se non lo si è.
Questo perché il fatto che non vi sia della fantascienza può portare ad apprezzare un autore che magari, se non piace il genere, non avreste apprezzato.

By Ivan
From Hell

P.S. Vorrei mettervi al corrente del mio gruppo Facebook su Dick : https://www.facebook.com/groups/828865497150544/

giovedì 5 febbraio 2015

Ultime notizie dall'America - J.G.Ballard




"Mi rendo conto come le religioni siano sempre cominciate nel deserto, che è come un'estensione della propria mente. Lungi dall'essere un vuoto sregolato, ogni roccia, ogni cactus, ogni roditore o cavalletta sembra far parte di un unico cervello, di un magico mondo ove tutto è possibile."

Sembra proprio che a Ballard gli scenari post-apocalittici piacessero proprio, si può senza dubbio dire che abbia fatto scuola nel genere.
Con questo romanzo, "Ultime notizie dall'America", nel 1981 James torna al genere che lo lanciò negli anni 60 con la celebre quadrologia degli elementi, ovvero la fantascienza post-apocalittica.
Questa volta sono gli USA a farne le spese, questa nazione viene devastata da Ballard: prima  a causa di una forte crisi economica che la mette in ginocchio, poi in seguito a dei cambiamenti climatici (causati dall'uomo) che rendono il territorio desertico e quasi disabitato.
Le uniche persone rimaste si organizzano in tribù e si danno i nomi dei vecchi prodotti di consumo che, tempo addietro, avevano reso ricca l'America (ad esempio Big Mac e 7up)
Il protagonista, Wayne (non si chiama così a caso), è un clandestino di una nave che parte dall'Europa per andare in spedizione in quello che, una volta, era lo stato che dominava il mondo.
La nave si chiama simbolicamente Apollo, metaforicamente è come se si risbarcasse nuovamente sulla luna.
Wayne ha un sogno: ricostruire quello che una volta era il sogno americano, sogno americano che ora è infranto, morto.

E' proprio su quest'ultimo punto che si concentra il romanzo.
Ballard non devasta solo gli USA territorio, Ballard devasta il modo di pensare, il modo di fare economia e di vivere che l'america imponeva in quegli anni, ed anche i suoi simboli.
Ricordiamoci che il romanzo è stato scritto negli anni 80, ovvero il decennio di espansione massima, sia economica che culturale, degli Stati Uniti.
Già ne "La mostra delle atrocità" Ballard non era stato morbido con i simboli americani, qui forse è ancora più duro: molto potente, a tal proposito, il passo in cui vi è la Statua della Libertà crollata in mare e scambiata per una statua raffigurante una sirena.

Insomma, se volete addentrarvi in un coast to coast un po' diverso, che attraversi gli USA, ma devastati e post apocalittici, leggetevi questo romanzo che vi regalerà momenti grotteschi, deliranti e surreali, come d'altronde prevede lo stile ballardiano.
L'unica pecca che ho riscontrato, che non lo fa elevare a capolavoro, probabilmente è il finale troppo macchinoso.
Peccato.

By Ivan
From Hell