martedì 27 gennaio 2015

La città sostituita - Philip K. Dick



"Aveva fatto male i suoi calcoli. Si era aspettato che lui facesse parte del panorama, e non aveva pensato che invece potesse essere il panorama. Era tutta quella parte del mondo; il limite della vallata, delle montagne, il cielo. Tutto."

Ted Barton torna nel paesino dove ha passato l'infanzia, Millgate, ma scopre che tutto è diverso.
Dove sta la stranezza? Penserete. 
Il mondo cambia in continuazione, mi direte, ed in effetti è così.
Il punto è che la Millgate che ricorda Burton non è cambiata, non è proprio mai esistita.
A rendere il tutto più surreale si aggiunge il fatto che, secondo i documenti del luogo, Ted risulta deceduto proprio l'anno in cui se ne andò da Millgate.
Ma le stranezze non finiscono qui, Ted si porta dietro una bussola che, simbolicamente, sparirà appena la situazione inizierà a farsi strana, trasformandosi in un tozzo di pane.
Ho detto simbolicamente non a caso: la sparizione della bussola è, secondo me, un modo di Dick per dirci che tutto ciò che giudichiamo sensato e realistico, da questo momento in poi non esisterà più.
Infatti Ted inizia a fare conoscenza con uno strano bambino, Peter, che ha il potere di dare vita ad omini di creta (Golem, vengono chiamati nel romanzo).
Non è finita qui, la nuova Millgate sembra infestata da strani fantasmi (che fantasmi non sono), detti "Vaganti".
La cosa strana, però, non sono tanto i vaganti, è come vengono accettati dagli abitanti di Millgate.
Li reputano una cosa normale, come se in tutte le città fossero presenti questi strani esseri.

"La città sostituita" di Dick si ascrive al filone "strane cittadine con un segreto" che, sia la letteratura che il cinema, ci hanno proposto più volte (Twin Peaks è l'esempio che mi viene subito in mente, anche se non c'entra nulla con questo romanzo) e bisogna dire che regge bene il confronto con le altre, anzi è sicuramente una delle opere meglio riuscite del filone.

Ho riscontrato due tematiche in questo romanzo: la prima è una tematica tipica Dickiana, ovvero la perdita della distinzione fra realtà e finzione, il non saper più riconoscere da quale parte siamo, dove ci troviamo.
La seconda tematica è l'importanza della memoria: la memoria assumerà un importanza fondamentale nella risoluzione del romanzo. Non solo la memoria del posto, ma anche la memoria di noi stessi, di quello che siamo stati.

La città sostituita non è uno dei Dick più "impegnati" che ho letto, non ha certo la profondità de La svastica sul sole, ma è una storia avvincente che non vi annoierà mai.

By Ivan
From Hell

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