giovedì 17 dicembre 2015

Tre millimetri al giorno - Richard Matheson


"Tremò nell’oscurità. Come la morte, il suo fato era impossibile da concepire. Anzi, no, era anche peggio della morte. La morte, almeno, era un concetto; era una parte della vita, per quanto stranamente sconosciuta. Ma chi si era mai rimpicciolito nel nulla?"

Un uomo rimpicciolisce tre millimetri al giorno, rimane chiuso in uno scantinato dove dovrà trovare riparo, cibo e verrà perseguitato da una vedova nera.
Una vedova nera che, giorno dopo giorno, diverrà più grande di lui, dato il rimpicciolimento del protagonista.
Ora, può sembrare una trama già vista, ma immaginatevi l'ansia che questo romanzo ha potuto provocare negli anni in cui è stato pubblicato, gli anni 50.
Matheson si conferma, anche con questo romanzo, un precursore della letteratura horror, e fantascientifica, degli anni successivi.

Non è solo un romanzo che vuole mettere ansia. Ha le sue tematiche che, come al solito, si possono individuare se si vuole andare "oltre" la narrazione.
E' un romanzo sull'accettazione di se stessi: il protagonista vivrà gli unici momenti di sollievo solo quando accetterà di non essere più l'uomo grande e grosso che era una volta, ma un uomo microscopico.
Scott, questo il nome del protagonista, non prende bene la sua malattia, diventa acido anche con le persone che lo vogliono aiutare, inizialmente rifiuterà di essere aiutato.
Poi, sopratutto dopo l'incontro con una nana, inizierà ad accettarsi ed a non arrendersi, nonostante sia chiaramente spacciato.
Vorrei soffermarmi sulla figura del ragno, che non è solo un espediente per aumentare l'ansia e l'orrore: l'aracnide è l'incarnazione di ogni problematica, di ogni ansia, di ogni difficoltà dell'uomo.
Questo simbolismo Matheson non lo nasconde, lo fa dire chiaramente al suo protagonista quando decide di smettere di scappare e di combattere la vedova nera.
Insomma, un altro grande classico di un maestro della letteratura.
Consigliatissimo, come ogni romanzo di Richard.

By Ivan
From Hell

venerdì 11 dicembre 2015

Non è successo niente - Tiziano Sclavi




"I pensieri mi fanno troppo male, me li faccia passare"

Forse questa sarà un affermazione un po' troppo forte, ma per me Sclavi dovrebbe essere inserito fra i grandi scrittori sperimentali di fine 900.
Lo dico per il suo stile, così tanto caratteristico da risultare un marchio di fabbrica, lo dico per la trama grottesca e surreale che hanno sempre le sue storie, lo dico per il suo mischiare fumetto, cinema e romanzo assieme.
Questo romanzo, introvabile come quasi tutti gli altri, ne è l'ulteriore conferma.
Come dice un personaggio di questo romanzo: "Tiz è uno che tante volte mischiando le pagine si capisce lo stesso, cioè non si capisce lo stesso"

Per quanto riguarda "Non è successo niente", ci troviamo di fronte al romanzo più autobiografico di Sclavi, l'autore non appare mai nella storia eppure è sempre presente.
Tutti i personaggi del romanzo sono Sclavi, c'è molto di lui in Tom, molto di lui in Cohan e qualcosa di lui in tutti gli altri.
Questo alla lunga può stancare, certo, ma è interessante se si è interessati ad un autore, Sclavi, che di se stesso ha sempre fatto trapelare poco, se non attraverso le sue opere, appunto.

Romanzo forte, in cui l'autore non ha paura a far bestemmiare frequentemente i suoi personaggi o sparare in testa a famosi politici, come dimostra questo passo: "Appare un imprenditore che si è dato alla politica, e il guaio è che la politica se l'è preso. Sta facendo un comizio in un teatro, sorride, inelegante in sé oltre che di fuori, col suo doppiopetto. Dellamorte lo lascia parlare per un po', poi allunga di nuovo la mano di fianco, posa il telecomando e prende la Bodeo, e prende la mira. Spara contro il televisore. BANG! "Gna?!" sussulta Gnaghi. Lo schermo è intatto. Dentro lo schermo, la fronte dell'imprenditore (e come rende bene l'idea questa parola, di uno che imprende, prende, ruba) è esplosa schizzando sangue, schegge di osso e quel poco di materia cerebrale che ha"
Forse è anche per questo che la Mondadori non lo stampa più questo romanzo, facendolo diventare praticamente introvabile.
Non ho neanche trovato un immagine come si deve della copertina, infatti ho "ripiegato" su un ritratto di Sclavi, fatto dal famosissimo disegnatore Stano.
Che altro dire su questo romanzo? Riappare Francesco Dellamorte, come si nota dalla citazione sopra, ma non è la cosa più importante.
La cosa più importante è ciò di cui questo romanzo parla. Parla della depressione, dell'alcolismo, di sentirsi vuoti, di sentirsi niente.
E, per una volta, parla anche di come questi stati d'animo possano essere superati, grazie ad una persona accanto, grazie all'amore.
E' un romanzo che può sembrare pessimista, all'inizio, ma alla fine ci rendiamo conto di aver letto qualcosa di ottimista.

By Ivan
From Hell

lunedì 23 novembre 2015

La fine del mondo e il paese delle meraviglie - Haruki Murakami



"Mi spiace, ma l'evoluzione ha i suoi svantaggi. E' sempre dura e triste. Non esiste qualcosa come un evoluzione gioiosa"

Questo è un romanzo che, di romanzi, in se ne contiene due, o almeno all'inizio ci sembra così.
Abbiamo due storie, una di fantascienza ed una fantasy.
In quella fantascientifica il protagonista è un cibermatico, ovvero un uomo che custodisce e codifica dati con il suo cervello. Un computer umano.
In quella fantasy il protagonista è un uomo che arriva in una città isolata da mura altissime, dalla quale non si può uscire e dove ha l'incarico di lettore dei sogni.
Ma, come ho detto prima, le due storie ci sembreranno separate solamente all'inizio, andando avanti con la lettura vedremo che i due mondi sono, in realtà, molto uniti.

E' il mio primo approcio con Murakami, e devo dire che vi ho trovato proprio quello che mi aspettavo.
Volevo un romanzo onirico, e quello ho trovato.
Se non siete interessati a questo non statelo a leggere, perché l'onirismo qui è davvero elevato, se non siete alla ricerca di questa caratteristica vi risulterà anche troppo e non vi piacerà.
Un romanzo difficile, difficile trovarne le tematiche e, forse, è anche ingiusto cercarle per forza, forse la cosa migliore da fare sarebbe quella di lasciarsi trasportare dalla narrazione, dai monologhi dei protagonisti, dalle loro considerazioni sulla cose che hanno attorno.
Considerazioni che a volte saranno filosofiche, mentre a volte saranno incentrate, semplicemente, sui Duran Duran. 

Il romanzo è lungo, ed a tratti prolisso, ma non fatevi spaventare dalla mole perché, se piace, risulta comunque scorrevole.
La scrittura di Murakami è elegante. Userei un aggettivo preciso per descriverla: morbida.

Come ho detto sopra, sarebbe arduo e sbagliato cercare tematiche ad ogni costo, ma l'impressione che ho avuto è stata quella di trovarmi di fronte ad un romanzo sulla perdita.
La perdita, il senso di vuoto che lascia, è presente in ogni personaggio della storia.
Tutti i personaggi della storia hanno perso o stanno per perdere qualcosa, chi l'ombra, chi il cuore, chi la vita, chi delle persone care.
Ecco, se dovessi dire a qualcuno di cosa parla  "La fine del mondo e il paese delle meraviglie" gli direi che è un romanzo sul senso di perdita.

By Ivan
From Hell

domenica 1 novembre 2015

Le macchine infernali - K.W. Jeter


"Chiunque, risalendo sino ad Adamo nel Giardino, invoca a difesa la propria ignoranza; quando, se solo fossimo onesti, dovremmo ammettere che la mela era circondata da ogni immaginabile avvertimento. Così, anch'io sono caduto."

Da un po' cercavo un romanzo che mi introducesse nell'unico tipo di fantascienza che era a me pressoché sconosciuta, lo steampunk.
Si tratta di quel sottogenere di "Sci-Fi" ambientato in epoca vittoriana, dove macchine a vapore e congegni meccanici la fanno da padrone.
Ho deciso di iniziare con K.W. Jeter per il semplice fatto che è stato lui a coniare il nome di questo genere, nonostante non sia stato certo lui a scrivere il primo romanzo steampunk.

Arriviamo al romanzo letto, "Le macchine infernali"
Dower è il figlio di un grande orologiaio, che riceve in eredità la bottega di suo padre, lui però non sa nulla del lavoro del padre e si limita a fare manutenzione, dove riesce.
Ben presto, però, riceve la visita di alcuni strambi individui, tutti interessati ad una strana scatola di mogano appartenuta al padre, questa scatola di mogano sarà il "motore" per l'avventura di Dower che finirà in posti inquietanti, popolati da uomini con lineamenti pesciformi ed altre stranezze.

Ciò che risalta tantissimo è quanto quest'opera sia influenzata dalla produzione di un grande scrittore del passato: H.P. Lovecraft.
Gli uomini-pesce, che ho nominato sopra, assomigliano tantissimo alla popolazione de "La maschera di Innsmouth", famoso racconto di Lovecraft.
Anche il nome del luogo dove incontra questi strani uomini, Wetwick, ha assonanza con una famosa città lovercraftiana: Dunwich.
Insomma, l'influenza dell'autore di Providence è forte, forse un po' troppo forte, ma se amate il mondo creato da quest'ultimo, allora amerete anche questi richiami (come li ho amati io).
Andando oltre all'influenze, ci troviamo di fronte ad un romanzo che, lo dico chiaramente, non ha grandissime pretese, ma è sicuramente divertente.
Un'avventura avvincente, che di tanto in tanto, però, da qualche critica al bigottismo vittoriano, va detto.
Leggerlo mi ha suscitato qualche sorriso ed il tempo trascorso assieme è stato sicuramente gradevole, ma non è un romanzo che rileggerò nuovamente.
Insomma, la classica lettura piacevole, ma che non mi ha lasciato il segno.

By Ivan
From Hell

martedì 29 settembre 2015

E Jones creò il mondo - Philip K. Dick





"Per definizione, il futuro non è ancora accaduto. E quando se ne avesse conoscenza, questa cambierebbe il futuro... il che ne invaliderebbe la conoscenza."

Leggendo questo romanzo viene in mente che l'uomo ha bisogno di idoli indiscussi, di una guida da seguire ciecamente nel bene e nel male.
Non solo, quando l'uomo abbatte uno di questi idoli lo fa per sostituirli, non per liberarsene.
E' quello che accade in questo romanzo: Dick ci porta in un mondo dominato da una forma di pensiero, il Relativismo, secondo la quale qualsiasi punto di vista è valido, a patto che sia dimostrabile, altrimenti meglio tacere.
Si, meglio tacere perché se si viene sospettati di attentare al relativismo si finisce immediatamente in carcere.
Una filosofia che dovrebbe essere sinonimo di libertà di pensiero diventa in realtà una dittatura, ed è qua che arriva Jones.
Jones è un uomo con capacità precognitive: riesce a vedere i fatti futuri con un anno di anticipo, sfrutta le sue capacità per rovesciare il relativismo, ma il risultato sarà creare una filosofia esaltata e dittatoria quanto il relativismo.
Insomma, il popolo si libera di un dittatore per innalzarne un altro.

La trama è pressoché questa, con altri elementi che non sto a dirvi per non spoilerare tutto, ed è simile ad altri romanzi di fantascienza.
Le tematiche sono, comunque, molto interessanti.
Abbiamo principalmente la riflessione con cui ho aperto questo post, ma non solo.
Abbiamo il solito rapporto difficile che aveva Dick con le donne, qui rappresentato dalla relazione fra Nina ed il protagonista Cussick.
Abbiamo una grossa critica alla demagogia, atteggiamento politico che mira a sfruttare le paure del popolo per avere voti.
Jones, infatti, sfrutta un invasione di innocui protozoi alieni per portare a se il favore del popolo.
Non è molto diverso dai politici odierni, no?
By Ivan
From Hell

venerdì 28 agosto 2015

54 - Wu Ming



"Pensare alla rivoluzione, prendere le armi. Tutte queste cose le hanno già fatte altri, durante la guerra e prima, quando noi eravamo bambini. Ma quando fanno gli sboroni con gli amici, loro lo sanno che hanno perso"

Alzi la mano chi ha studiato bene, ma intendo proprio bene, gli anni successivi alla seconda guerra mondiale.
Nella maggior parte delle scuole si studia l'immediato dopoguerra e poi stop, ciò che è successo dopo non ci è dato sapere, se non per cultura personale.
Questo è un peccato, perché quello che successe negli anni successivi ha avuto molta influenza sulla contemporaneità, ci potrebbe aiutare molto di più a capire i giorni nostri.
Fortunato chi ha studiato bene quegli anni, probabilmente ha frequentato una buona scuola, ma per gli altri?
Ci pensano i Wu Ming che, per i pochi che non lo sapessero, sono un collettivo di scrittori.
Ci pensano loro con questo romanzo "54", ovvero l'anno in cui sono ambientate le vicende.
Abbiamo tre storie principali: quella di un barista di Bologna, quella dell'attore Cary Grant e quella di uno sgherro (si lo so, questo termine fa molto anni 90) di Lucky Luciano.
Tre storie che si intrecceranno, ed il nodo sarà la vicenda politica jugoslava di allora.

Ciò che però è importante non sono le vicende in se per se, è lo sfondo dentro al quale queste vicende si muovono.
Attraverso i personaggi del romanzo impariamo molte cose riguardo la politica e la società di quegli anni, gli anni in cui si stava uscendo dal dopoguerra e si stava per entrare in tempi a noi più vicini.
Ma non è solo la condizione socio-politica che interessa ai Wu Ming.
Il romanzo sembra porre l'accento anche sulla consapevolezza, che hanno i protagonisti, della morte degli ideali che avevano portato prima alla guerra e poi alla resistenza.
I protagonisti sono, forse, gli unici che si rendono conto di quanto quegli ideali stiano "invecchiando" a favore di nuovi ideali, che da lì a poco sarebbero arrivati.
Ideali nuovi, ma non per forza positivi e migliori, anzi.
Il romanzo descrive, oltre alla morte, anche la corruttibilità degli ideali.

Una curiosità, nel romanzo appare anche Hitchcock.
Dovete sapere che il celebre regista inglese utilizzava spesso la tecnica del MacGuffin, ovvero un pretesto che non ha altra utilità che quella di essere il motore delle vicende.
Bene, in una delle storie il motore della vicenda è un televisore dal nome "McGuffin Electric"
Bell'omaggio al "maestro del brivido".

In definitiva un romanzo che consiglio, un romanzo che istruisce senza annoiare.
Una bella lezione di storia moderna.
Forse l'unica pecca è il finale che doveva essere più incisivo, ma che si prolunga troppo, annacquandosi.

By Ivan
From Hell

giovedì 27 agosto 2015

Quando la trasposizione supera il romanzo

Succede quasi mai, ma a volte succede.
A volte può succedere che la trasposizione cinematografica dia nuova linfa ad un romanzo, altre sfaccettature, che ne sia superiore sia in termini estetici che di significato.
Ovviamente è un caso raro: nonostante il cinema possa sfruttare altri mezzi comunicativi che sono negati alla scrittura, quasi sempre è la carta a vincere sulla pellicola.
In questo post elencherò i film che, secondo me, sono riusciti nell'ardua impresa di superare l'opera originale.

LASCIAMI ENTRARE





Il romanzo di Lindqvist è già fenomenale (tra l'altro l'ho recensito QUI), ma il film di Alfredson secondo me è un gradino più avanti.
Questo perché il regista è stato bravo a non perdere né le tematiche né le atmosfere del romanzo, ma le ha rese più potenti.
Ovviamente sto parlando del film svedese, quello americano non l'ho visto e non muoio dalla voglia di farlo.





DELLAMORTE DELLAMORE





Anche qui stiamo parlando di un capolavoro già nella sua forma originale, ed essendo lo scrittore il grandissimo Sclavi non poteva essere differente.
Anche questo romanzo è stato recensito in questo blog (QUI).
Sclavi ha sempre avuto una scrittura molto "cinematografica", leggere Nero per capire meglio cosa intendo, ed è strano che non sia stato più sfruttato dall'industria del cinema.
Per quanto riguarda il film di Soavi: quest'ultimo è stato bravo a non eliminare il surrealismo del romanzo e ad aggiungere un finale diverso, finale che lo stesso Sclavi pare abbia apprezzato tantissimo (mi sembra di averlo letto da qualche parte).
E' proprio il finale cambiato da Soavi che rende il film un opera migliore del romanzo, è un finale potentissimo e particolarmente simbolico che, purtroppo, il romanzo non ha.






MISERY




Con Misery è inutile fare tanti discorsi, il film è meglio del romanzo per un unico motivo: Kathy Bates!








JACKIE BROWN






L'unica volta in cui Tarantino decide di fare una trasposizione cinematografica lo fa con un romanzo di uno dei suoi idoli: Elmore Leonard.
Vuoi per la bravura del regista, vuoi per la bravura degli attori, fatto sta che Jackie Brown risulta molto più gradevole di Rum Punch.




SHINING




Ecco uno dei motivi per cui mi litigo spesso con i fans di King.
Ebbene: io reputo Shining un romanzo mediocre, che nulla aggiunge al filone delle case infestate, che non avrebbe avuto la fama che ha avuto se quel genio di Kubrick non ci avesse ricavato un capolavoro della cinematografia.
E pensare che King ai tempi si lamentò pure...
Il film è superiore al romanzo su tutti gli aspetti: sull'atmosfera, sulle tematiche, sull'ansia che riesce a trasmettere allo spettatore.
Kubrick ci aggiunge anche un tocco di simbolismo, che rende il tutto più criptico ed inquietante.

E poi ci sono le sopracciglia di Jack Nicholson.





MA GLI ANDROIDI SOGNANO PECORE ELETTRICHE?


Altro romanzo già preso in esame in questo blog (QUI).
Si, non sono sicuro di fare la cosa giusta a metterlo in questo elenco, perché Scott si distanzia veramente tanto dal romanzo di Dick.
Così tanto che, se qualcuno si mettesse a leggere il romanzo senza sapere che ha ispirato Blade Runner, dubito che lo possa intuire.
Però di adattamento si tratta, e bisogna ammettere che il romanzo non riesce a toccare le vette del cult movie di Scott, sopratutto in termini di atmosfera.
E' proprio su questo che Scott batte Dick: non tanto sulla storia (è diversa, quindi non paragonabile), ma sulle cupe giornate di pioggia che nel film la fanno da padrone, su quel grigiore che il film ci lascia nell'anima una volta finita la visione.





Se qualcuno notasse qualche mancanza in questa lista, ciò è dovuto al fatto che magari ho solamente letto il libro o visto solamente il film.
Non posso esprimere giudizi per sentito dire, no?

By Ivo
From Hell

domenica 9 agosto 2015

Pagina FB del blog!










Due comunicazioni!
La prima è che non sono morto, semplicemente sto leggendo dei romanzi di cui non farò recensioni, per vari motivi, quindi non pubblico post per questo motivo.
Secondo: tempo fa avevo creato una pagina, pagina sulla quale linkavo i post del blog, ma non era direttamente legata al blog.
Ora ne ho creata una proprio su questo blog, dove ripubblico le recensioni vecchie e dove pubblicherò le nuove!
"Piacizzate" al link : https://www.facebook.com/capitolonero

Buona calura!

By Ivo
From Hell (visto il caldo, davvero)

lunedì 13 luglio 2015

Blade Runner, un film - William Burroughs




"L’essenza del cancro è la ripetizione, una cellula ripete se stessa come un vecchio scherzo."

Chiunque guardi la prima volta il celebre film di Ridley Scott, Blade Runner, si chiederà (tra le tante domande che il film in questione ci fa formulare) quale sia il significato del titolo.
Blade Runner è traducibile in italiano come "colui che corre sul filo del rasoio", ed abbiamo poco nel film che possa ricondurci a questo titolo.
Ora, tutti sanno che Scott si è ispirato ad un romanzo di Dick per la storia del suo film, pochi sanno che il titolo invece l'ha preso da un altro autore: William Burroughs.
Nel 1979 Burroughs pubblicò un racconto dal titolo "Blade Runner, un film", racconto che a Scott piacque e, quindi, chiese allo scrittore "beat" il permesso per utilizzare il titolo della sua opera.
Ecco spiegata la genesi del titolo del film "Blade Runner", ora arriviamo al racconto di Burroughs.

Come già detto, Scott ha preso solo il titolo da questo racconto lungo mentre la storia è ispirata al romanzo "Ma gli androidi sognano pecore elettriche ? " di Dick, quindi non aspettatevi nulla nel racconto che riconduca al film.
L'opera di Burroughs è una critica al sistema sanitario statunitense, quel sistema sanitario che ti fà morire in mezzo alla strada se non hai una copertura assicurativa.
Ambientato in un ipotetica New York del 2014, il governo ha deciso, anni prima, di non curare parti della popolazione dichiarate inabili, questo a causa della convinzione che le cure mediche portino ad un incremento della malattia mantenendo in vita chi soffre di difetti genetici.
L'unico modo per queste persone inabili di ricevere cure è quello di sottoporsi a sterilizzazione.
La medicina diventa una cosa illegale, clandestina.
Ed ecco che arriviamo al significato del titolo: i Blade Runner sono coloro che portano medicinali e stumenti medici alle cliniche clandestine che iniziano a sorgere.

Dal punto di vista stilistico, già dal titolo si capisce che ci troviamo di fronte ad una scrittura che ricorda più la sceneggiatura che il racconto.
Infatti questa storia non è originaria della mente di Burroughs: è la riscrittura, come sceneggiatura cinematografica, di "Medicorriere" di Nourse.
Sia per questo che per la natura sperimentale che ha la scrittura di Burroughs, non si può dire che il racconto sia "bello" nel vero senso della parola.
Si può dire che il racconto sia "interessante" oppure "intrigante", e non sto dicendo questo con intenti critici, anzi.
Semplicemente, se si vuole un bel racconto nel senso più "canonico" bisogna cercare altrove.

By Ivan
From Hell

domenica 21 giugno 2015

Nessun dove - Neil Gaiman



"Si trovò a fissare occhi antichi come l'universo: occhi che avevano visto la polvere di stelle condensarsi in galassie."
 
Premessa, a me il fantasy non piaceva.
Se volevate parlare con me di letteratura fantastica ero felicissimo di farlo per quanto riguardava l'horror e la fantascienza, due generi che amo tutt'ora, ma non per il fantasy.
Perché dico questo? Perché se un autore riesce a farti piacere  un determinato genere, che prima non consideravi, beh... allora vuol dire che è proprio bravo.
Neil Gaiman è quel tipo di scrittore, dopo averlo letto non dico più che il fantasy non mi piace, dico che il fantasy classico non mi piace.
Quello di Gaiman, un fantasy moderno, invece si.
Qualcosa vorrà dire? No?

In "Nessun dove" abbiamo un normale uomo di città, Richard, con un normale lavoro ed una normale fidanzata, un po' pesante a dir la verità, ma comunque una donna normale.
Una sera si ferma ad aiutare una strana donna ferita ed, a causa di questo atto di generosità, la sua vita cambierà per sempre: nessuna persona appartenente alla sua quotidianità lo riconoscerà più.
Si ritroverà, quindi, costretto a seguire la strana donna, il cui nome è Porta, attraverso la Londra sotterranea, popolata da persone strane quanto e più di Porta, braccato da due minacciosi killer: Mister Croup e Mister Vandemar.
Inutile dire che, trattandosi di fantasy, gli abitanti di questa Londra sotterranea posseggono abilità e poteri fuori dal normale.

Salta subito all'occhio ciò di cui vuole parlare Gaiman in questo romanzo, anche se sarebbe più corretto scrivere "di chi vuole parlare".
Gli abitanti della Londra sotterranea sono i reietti della società: barboni, senza tetto, emarginati, chiamateli come vi pare, sono loro che popolano questa magica città e che posseggono capacità fuori dal normale.
Sono loro, le persone a cui nessuno da importanza, quelle a cui Neil da un ruolo centrale nella vicenda.
Persone che raramente diventano i protagonisti di un romanzo, qui lo sono.

Un altro protagonista del romanzo è la città di Londra.
Neil ci parla di lei e della sua storia, ma dalla inusuale prospettiva dei suoi sotterranei, ciò non fa che renderla ancora più affascinante e misteriosa di quel che già è.

Anche dal punto di vista stilistico non gli si può dire nulla: Gaiman è bravo, lo si capisce subito dalle prime righe.
Gaiman questo lo sa ed ovviamente si autocompiace, ma lo fa quel tanto che basta e che non infastidisce il lettore.
Forse solo a livello di linguaggio questo romanzo mostra alcune piccole pecche: esclamazioni come "capperi!" penso che siano state antiquate anche nel 96, quando è stato scritto.
Ma visto tutto il resto, sono cose che si perdonano.
Insomma, bravo Gaiman. 

By Ivan
From Hell

sabato 6 giugno 2015

Un oscuro scrutare - Philip K. Dick

 
"Ma nel mondo oscuro nel quale ora dimorava, traboccavano costantemente verso di lui cose orribili e cose sorprendenti e, una volta ogni tanto, di rado, qualche piccola mirabile cosa."

Arctor è un agente infiltrato in un giro di tossicodipendenti e, per mimetizzarsi perfettamente, è obbligato anch'esso a fare uso di droghe, in particolare di una sostanza detta Sostanza M.
Un giorno ad Arctor viene dato un compito, il compito di spiare un tossico in particolare, perché si pensa che abbia giri più grandi di quelli di un normale dipendente da droghe.
Sarebbe un normale compito per un infiltrato, se non fosse che la persona che i suoi superiori gli hanno ordinato di controllare sia... se stesso.
Nessuno sa, infatti, chi impersoni Arctor nel mondo della droga, eccetto Arctor stesso... o almeno all'inizio.
Si, perché questa situazione confonderà il già provato cervello, a causa delle droghe, di Arctor, mandandolo in un progressivo vortice psicotico fino a non fargli più capire chi sia lui, ne le persone che lo circondano.
E' questo l'oscuro scrutare di cui parla il titolo, quello che deve fare Arctor: scrutare la parte oscura di se stesso, attraverso occhi comandati da un cervello annebbiato.
Detta così sembrerebbe un thriller psicologico, come può questo romanzo essere considerato di fantascienza? Non lo si può, infatti, ma non lo si può neanche considerare thriller, noir o che altro.
"Un oscuro scrutare" è un romanzo sulla tossicodipendenza che si muove in un universo fantascientifico.
Un universo fatto di tute disindividuanti, un universo in cui abbiamo una società opprimente, dove abbiamo una classe sociale dominante, denominata i perbene, e dove i tossici non sono poi così male, rispetto a quest'ultimi.
Una società in cui si guardano i problemi del mondo attraverso le finestre di una casa sicura, in modo da farli apparire più distanti di quello che sono.
Senza parlare dei centri di recupero della società descritta da Dick: in pratica la tossicodipendenza è molto meglio di questi centri. Somigliano più ai carceri, che a centri di recupero.
Quindi, in questo romanzo Dick giustifica i tossici? No.
Innanzitutto Dick non vuole fare la morale a nessuno, e lo si sente leggendo il romanzo, in secondo luogo Dick ci descrive anche la devastazione a cui va incontro un drogato.
Per Dick la droga non è una condanna a morte, ma è comunque un accelerazione verso questa.
A questo proposito: struggenti sono le note finali dell'autore, dove fa una lista di tutte le persone che ha amato e che sono finite male a causa delle droghe.

Scritto nel 77, è forse il romanzo più cupo che abbia letto di Dick.
Questo per due motivi: un po' perché da lì a cinque anni l'autore sarebbe morto, un po' perché un altra tematica di questo romanzo è la morte degli ideali degli anni 60.
Lo stesso Dick, a proposito di questo romanzo, ha scritto: la decisione sbagliata di un intero decennio, gli anni Sessanta.

By Ivan
From Hell

lunedì 25 maggio 2015

I milanesi ammazzano al sabato - Giorgio Scerbanenco

 
"Con la civiltà di massa oggi viene fuori anche la criminalità di massa."

Scerbanenco suona un po'  come  Shevchenko, indimenticabile attaccante ucraino milanista, ed infatti le origini di Giorgio sono ucraine, il suo vero nome sarebbe Volodymyr-Džordžo Ščerbanenko.
Scerbanenco è un autore del classico poliziesco all'italiana, non a caso il celebre film "Milano calibro 9" è ispirato ad una sua raccolta di racconti dal titolo omonimo.

"I milanesi ammazzano il sabato", oltre che un romanzo dal titolo geniale, è un giallo proprio nel senso classico del termine: abbiamo un caso, abbiamo un investigatore ed abbiamo una risoluzione fattibile e coerente con tutto quello che è stato seminato nel corso della storia.
Normalmente non amo questo tipo di gialli, preferisco il noir dove non tutto deve essere per forza spiegato e dove le contaminazioni con generi meno realisti sono ben accette.
Ciò che mi ha fatto piacere questo giallo è la cattiveria di fondo: non c'è spazio per notizie liete in questa storia, la storia inizia tragicamente e mantiene il suo dramma  durante tutto il corso del suo svolgimento.

Duca Lamberti è un poliziotto, ex-medico radiato per aver praticato un eutanasia, che deve ritrovare una donna scomparsa, Donatella Berzaghi.
Questa donna non è una donna normale: è altissima, quasi due metri, ma sopratutto è ritardata e ninfomane.
La pista a questo punto viene da sola, Duca sospetta subito che la donna sia stata rapita per essere sfruttata come prostituta.

Basta leggere la citazione all'inizio del post per capire di cosa vuole parlarci Scerbanenco: vuole parlarci di una società che, in pieno boom economico, ha dimenticato alcuni valori fondamentali.
Si, perché il romanzo è stato scritto ed ambientato negli anni 60, e questi ci vengono descritti nella sua interezza.
Non solamente il loro aspetto positivo di cui siamo abituati a sentirci raccontare, ma anche il loro lato oscuro.
Passi come "Era lo squallido bar del benessere di massa." e "la civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo." ci fanno capire bene cosa pensava Scerbanenco dei favolosi anni 60.
Anni dove il produrre era l'unica cosa importante, dove per ammazzare si doveva aspettare il sabato perché gli altri giorni erano lavorativi.

By Ivan
From Hell

lunedì 11 maggio 2015

L'occhio nel cielo - Philip K. Dick




"Che significa per un paranoico un telefono che suona?"

Avete presente il film Inception? Bene, se pensate che sia originale allora dovete leggere questo romanzo del 57 di Dick, un romanzo che ha una struttura simile, ma è stato scritto decenni prima del film che ho citato.
Come al solito, l'eredità di Philip nelle fantascienza degli anni successivi è sempre fondamentale.

Otto personaggi vivono in un mondo distopico, un mondo militaresco dove la paura e la diffidenza la fanno da padrone.
Questi otto personaggi non hanno nulla in comune fra di loro, ma un incidente causato da un acceleratore di particelle li unisce, li unisce mentalmente.
I personaggi rimangono privi di sensi, ma le loro menti iniziano a creare  dei mondi che loro attraversano assieme, ed ogni mondo che attraverseranno sarà uno più minaccioso dell'altro.

Leggendo questo romanzo ho pensato che potesse trattarsi di un proto-ubik perché anche in quell'opera, certamente più famosa, Dick costruisce queste strane dimensioni che fluttuano fra reale ed irreale e che sono creati dalla mente di una persona,  i cosidetti "pseudomondi".
Considerato che Ubik è stato scritto, più o meno, una decina di anni dopo, è molto probabile che sia così, che questo romanzo abbia anticipato il capolavoro di Dick.
Arriviamo alle tematiche: di cosa ci vuole parlare Dick in questo romanzo?
E' fin troppo semplice capirlo, ogni mondo creato da un personaggio del romanzo rappresenta le paure, le angosce e le paranoie da cui ogni persona può essere afflitta.
L'occhio nel cielo è psicoanalisi in formato fantascientifico.
Ogni pseudomondo ha poi le proprie micro-tematiche: dalla religione all'infedeltà, dalla paura alla politica.
Quest'ultimo elemento è un altra grande tematica del romanzo.
L'opera è stata scritta e pubblicata durante la guerra fredda, e questo si sente tantissimo.
Ogni riga del romanzo è impregnata delle paure che derivarono dalle tensioni che vi erano fra USA e URSS.

By Ivan
From Hell

martedì 5 maggio 2015

La mano sinistra di Dio - Jeff Lindsay




"Tutto richiamava al Bisogno. Oh, lo stridore sinfonico di mille voci nascoste, il grido del Bisogno dentro me, l' entità, il guardiano silenzioso, la cosa calma e gelida, quello che ride mentre danza sotto la luna."

Sono stato un patito della serie tv "Dexter" che è andata in onda fino a qualche anno fa.
Era solo questione di tempo, quindi, ed avrei letto il romanzo da cui è stata tratta questa serie: "La mano sinistra di Dio" di Jeff Lindsay.
Ho deciso di far passare appositamente molto tempo, in modo da poter giudicare le differenze tra romanzo e trasposizione in maniera oggettiva.
La trama del romanzo è la prima stagione della serie tv quindi non mi ci soffermerei moltissimo, a parte alcune varianti come avviene sempre nelle trasposizioni.
Dexter è un tecnico della scientifica di Miami ed il suo compito è analizzare le macchie di sangue.
Dexter, però, ha una doppia vita: in segreto è un serial killer, ma con un codice d'onore... ovvero uccidere solo chi è un assassino come lui.
La sua vita verrà, però, sconvolta da un altro assassino che sembra essere a conoscenza del suo segreto.

Terminata la lettura posso dire che la caratteristica che più distingue serie da romanzo è la narrazione, qui totalmente in prima persona.
Questo porta ad un fattore positivo ed uno negativo.
Il fattore positivo è che in questo modo riusciamo ad entrare meglio nella mente malata di Dexter, insieme a lui ci caliamo nell'abisso di quello che potrebbe essere il modo di pensare di un killer.
Il fattore negativo è che altri personaggi, che nella serie erano ben caratterizzati, nel romanzo lo sono di meno.
Penso principalmente a Deborah/Debra Morgan, uno dei personaggi più importanti della serie, che qui non riesce ad esaltare come nella trasposizione.

Dal punto di vista stilistico la scrittura di Lindsay è molto semplice e lineare (non penso sia per forza un difetto, anzi) e ricca di humor nero, come dimostra questa citazione: "se non mi fate arrivare il giornale in orario, come potete pretendere che non vada in giro ad ammazzare la gente?"

In definitiva: un romanzo divertente e non impegnativo, da non perdere se, come me, si amano i thriller dove il protagonista è il cattivo, l'assassino.
Non ci son grosse tematiche di fondo, ma non è neanche nato con questa intenzione.
Forse ci troviamo di fronte ad uno dei rari casi in cui la trasposizione supera l'opera originale, ma non di molto.

By Ivan
From Hell

lunedì 27 aprile 2015

Tempo fuor di sesto - Philip K. Dick


 
"Tutta la materia, e lo spirito, a ruotare intorno a me"

Ragle Gumm è un uomo che vive in una tranquilla e sorridente cittadina americana.
Ragle non lavora, si guadagna da vivere (e guadagna anche parecchio) grazie ad un gioco a premi messo in palio da un giornale: "Dove apparirà l'omino verde?".
In pratica, grazie a dei calcoli, riesce sempre ad indovinare in quale casella questo "omino verde" apparirà.
Una vita tranquilla, quella di Ragle, in un ambiente sicuro e controllato.
Forse troppo tranquillo, sicuro e controllato.
Infatti, dopo qualche pagina, iniziano ad accadere degli avvenimenti che innestano il seme del dubbio nel cervello di Ragle, il dubbio che il mondo in cui lui vive sia fittizzio, costruito apposta per lui.
Il dubbio diverrà sempre più grande e, colto ormai da una paranoia pazzesca, progetta un modo per scappare da questo mondo che crede fasullo.
Avrà ragione? Oppure e solo un malato di mente? Ovviamente non ve lo spoilero.

In questo romanzo Dick ci parla di quello che, probabilmente, è stato il disagio mentale più grande dello scrittore californiano: la paranoia.
Dick era pesantemente paranoico, era una di quelle persone convinte di essere controllate dal governo e cose del genere.
Nella vicenda di Ragle Gumm, Dick riversa tutta la sua paranoia, come testimonia molto bene questo passo: "Mi conosce? Rieccola la proiezione di una personalità infantile e paranoica: l'ego infinito. Tutti sanno di me, pensano a me".

Non solo paranoia, il romanzo parla di un altra tematica cara a Dick, e che riscontriamo in pratica in ogni suo romanzo, ovvero la confusione fra realtà e finzione.
Infine, un altra tematica che riscontreremo, nella parte finale del romanzo, è la pericolosità che può avere la diffidenza e la paura verso chi ha idee e stili di vita diversi dai propri.

Concludo la recensione facendo notare come, anche in questo caso, Dick abbia ispirato il mondo del cinema.
Il celebre "The Truman Show" con Jim Carrey ha molti punti in comune con questo romanzo.

By Ivan
From Hell

lunedì 13 aprile 2015

Lotteria dello spazio - Philip K. Dick



"Tu avevi paura di morire. Ora non sei più umano... non hai emozioni. È come se tu fossi già morto."

"Lotteria dello spazio" non è uno dei migliori romanzi del leggendario Dick, ma un suo lettore dovrebbe comunque leggerlo per curiosità, visto che si tratta del suo primo romanzo (pubblicato).
E proprio perché si tratta del suo primo romanzo (prima aveva pubblicato solamente racconti), presenta difetti di immaturità: in pratica l'idea è bella, ma poteva essere sviluppata molto meglio.

Dick affronta  una distopia: siamo nel 2202 e per governare il sistema solare è necessario vincere una lotteria.
Il punto è che questa lotteria non è una lotteria come la conosciamo noi, infatti si può dire che sia "truccata" in quanto i risultati sono il frutto di un equazione matematica.
Non solo, il governatore uscente (chiamato Quizmaster) può assoldare un killer per uccidere il nuovo governante e tornare al potere.
La distopia di Dick non finisce qua, in questa società le persone che fanno mestieri manuali sono considerate nullità ed ogni persona ha una particolare classificazione dalla quale dipende la propria dignità ed anche il diritto alla vita (chi non è classificato può essere ucciso, senza che al suo assassino venga inflitta alcuna pena).

Anche se si tratta del suo primo romanzo, sono già presenti molti elementi della narrativa Dickiana: ad esempio i simulacri e le tematiche sociali.
Qua Dick pone l'accento su vari problemi della società, come l'illusione di vivere in un sistema sociale che renda liberi (vedi la truffa della lotteria, che non è per niente casuale).
Altre tematiche riscontrabili sono la divisione fra le classi sociali e la precarietà, che costringe a creare un sistema non per forza giusto.
La tematica più importante, a mio vedere, è però la necessità di dipendere da qualcuno.
Mi spiego meglio: in questa distopia le persone comuni si legano, di loro spontanea volontà, ad altre persone più ricche e potenti.
Ad esempio un personaggio del romanzo dice: "Questa è la cosa più preziosa che abbiamo. La lealtà tra di noi, tra protettori e servi".
Quindi la paura della solitudine, secondo Dick, ci rende assoggettati ad altre persone.

By Ivan
From Hell

sabato 4 aprile 2015

Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey - Chuck Palahniuk




"Se abbastanza gente ci crede, una bugia non è più una bugia."
Reputo "Rabbia" il romanzo più sottovalutato di Palahniuk.
Ok, "Rabbia" non sarà Soffocare, tantomeno Fight Club, però è una piccola perla, forse l'ultimo dei romanzi belli di Palahniuk, prima della fase discendente iniziata con Gang Bang (che comunque a me non è dispiaciuto).
Rabbia è l'unica incursione di Chuck nella fantascienza, nella storia sono presenti elementi fantascientifici come viaggi nel tempo, società divisa in notturi e diurni, software per provare emozioni chiamati "picchi", etc...
Ma non è l'incursione nella fantascienza a rendere interessante il romanzo, ciò che lo rende degno di essere letto è il modo in cui è narrato.
Il protagonista non appare mai e noi veniamo a conoscenza delle sue gesta tramite i ricordi di amici, nemici, familiari e conoscenti.
Cosa succede narrando in questo modo? Succede che la visione oggettiva delle cose viene completamente annullata, spesso un personaggio dice una cosa e viene poi smentito da un altro.
Rant diviene il tutto ed il contrario di tutto, dipendentemente da chi ne racconta la vita.
Unica cosa certa: questo Rant è una figura mitica, immune ad ogni veleno presente in natura e paziente zero di un nuovo tipo di rabbia.

La trama: Rant è un ragazzo che vive in un piccolo paesino di provincia, la sua principale occupazione è quella di farsi mordere da ragni velenosi e bestie varie, è in questo modo che diventa immune ai veleni e portatore di un nuovo tipo di rabbia.
Dopo uno strano incontro con un vecchio, Rant si trasferisce nella grande città dove diventa un notturno ed inizia a diventare un frequentatore dei Party Crashing: una specie di autoscontro che è, però, giocato su strade e macchine vere.
Piano piano Rant diventerà quella figura mitica di cui parleranno tutte le persone "intervistate" nel romanzo.

La tematica del romanzo è molto chiara, già dalla dedica che precede l'inizio si capisce dove Chuck voglia andare a parare.
Questa dedica dice: "A mio padre, alza gli occhi dal marciapiede, per favore" (per chi non lo sapesse, il padre di Palahniuk fu assassinato).
Il romanzo vuole parlare di come i genitori possano in un certo qual modo continuare a vivere anche dopo morti, grazie alle azioni della loro prole.
A sostegno di questa tesi c'è anche il fatto che....
SPOILER  
Alla fine scopriamo che Rant e suo padre sono in pratica la stessa persona 
FINE SPOILER.

Insomma, probabilmente è il romanzo più sperimentale di Palahniuk, sicuramente il meno capito.
Io consiglio di dargli una possibilità.

By Ivan
From Hell

domenica 8 marzo 2015

Ubik - Philip K.Dick






" - Da quando in qua - disse Don Denny a Francesca Spanish - hai bisogno di droghe psichedeliche per allucinarti? Tutta la tua vita è un allucinazione ad occhi aperti."


Nell'introduzione della edizione che posseggo di Ubik, vi è raccontato un curioso anneddoto: Dick diceva di non capire Ubik e che degli intellettuali francesi volevano spiegarglielo, senza riuscirci.
Ovviamente la sua era una battuta, però questo non toglie che Ubik sia uno dei più difficili e filosofici romanzi di Dick.
Un altra cosa che si dice di questo romanzo è che il suo autore l'abbia scritto in un periodo in cui si faceva pesantemente di sostanze stupefacenti.
Ora, è un dato certo che la nomea di drogato che aveva Dick sia stata ampiamente pompata da giornalisti, biografi, etc... però è anche vero che, in effetti, il romanzo in questione è grottesco e surreale, come potrebbe essere un trip.
Con Ubik entriamo in un mondo dove telepati leggono nella mente delle persone per carpire informazioni, dove per contrastarli esistono agenzie specializzate, un mondo dove esistono semivivi, un mondo dove le porte non ti fanno uscire di casa se non paghi e dove presente e passato si intrecciano continuamente.

Uno scorcio di trama: Joe Chip lavora in una delle agenzie di cui parlavo sopra, il cui scopo è preservare la mente delle persone dai telepati, l'agenzia del signor Runciter.
Joe Chip è in bolletta, cosa facile in un mondo dove tutto si paga (stupendo il passo in cui vi è il litigio fra lui e la sua porta di casa che non vuole aprirsi, a meno che Joe non la paghi).
Chip conosce una strana donna, Patricia,  che ha un potere tutto particolare, e la fa assumere nella  agenzia in cui lavora.
Quindi i due, ed altri telepati, partono per una missione.
Una missione che si rivelerà catastrofica e che sarà il motore della storia.

Il romanzo presenta più tematiche.
Abbiamo, come al solito nei romanzi di Dick, una figura femminile, Patricia, fortemente negativa: fredda ed inquietante. 
Attraverso di lei, l'autore ci parla delle difficoltà che ha avuto nel comprendere le donne, durante l'arco della sua vita.
Un altra tematica è quasi profetica, quella della minaccia alla nostra privacy.
Il romanzo è stato pubblicato nel 69, oggi le minacce alla privacy sono un problema di tutti i giorni a causa delle moltissime "tracce" che lasciamo su internet.
Insomma, Dick ha anticipato queste problematiche contemporanee, e le ha anticipate una cinquantina di anni fa.
Altra tematica è la critica al consumismo, veicolata in due modi: da il fatto che nel mondo di Ubik tutto si debba pagare, e dai piccoli spot pubblicitari che appaiono ad inizio di ogni capitolo.

Ma la tematica madre del romanzo è un altra: la tematica del romanzo è la morte.
Nel mondo del romanzo, le persone che sono sul punto di morire vengono messe in una sorta di semivita, in questo stato possono continuare per un periodo di tempo a vivere cerebralmente, nonostante il loro corpo sia morto, ed a dialogare telepaticamente con i propri cari.
Inoltre, ed ancora più importante, il romanzo sposa la filofia del "e se fossimo morti senza saperlo?", possiamo dire che sia su questo concetto che poggia tutta la storia.
I protagonisti della storia vivono fino all'ultimo nell'incertezza, l'incertezza di essere vivi o morti.


By Ivo
From Hell





giovedì 19 febbraio 2015

La morte di Bunny Munro - Nick Cave



"All'improvviso, Bunny, ha la sensazione che morirà ed è perplesso nel vedere che la cosa gli dà un certo sollievo.
Capisce intuitivamente che le ombre sono quelle dei morti, che si riordinano, si rigirano, fanno spazio per lui."

Sono sempre stato molto curioso di leggere qualcosa del Cave scrittore, questo perché i testi delle sue canzoni hanno sempre avuto qualcosa del "racconto", basta prendere ad esempio il disco "Murder Ballads" dove ogni brano potrebbe essere un racconto noir.
Le aspettative non mi hanno deluso, leggendo questo romanzo posso dire che Cave se la cava benissimo anche come scrittore di storie, non solo di canzoni.

Bunny Munro è un venditore porta a porta di cosmetici, non ci sta simpatico e non ci deve stare simpatico: è un egoista, egocentrico, porco e passa la vita a truffare le persone, tradire la moglie ed ignorare suo figlio (nonostante questo continui, sino alla fine, a considerarlo il miglior padre del mondo).
Un giorno torna a casa e trova la moglie morta, suicida a causa delle continue corna del marito.
Bunny si ritrova da solo, a crescere un figlio che non ha mai molto considerato, afflitto dai sensi di colpa e perseguitato dal fantasma della moglie.
Non sapendo cosa fare decide di buttarsi in quello che gli riesce meglio: prende il figlio e lo porta in viaggio, in strada a vendere i suoi prodotti di bellezza.
Il viaggio che affronteranno diverrà grottesco e, sullo sfondo, ci saranno sempre due immagini minacciose: il fantasma della moglie defunta e un serial killer vestito da diavolo.

Lo stile è secco, diretto, tutto al presente, nonostante questo riesce comunque ad essere molto poetico, evocativo ed anche suggestivo.

Arriviamo alle tematiche, quella che salta subito all'occhio è la volgarizzazione del rapporto fra i due sessi.
Con questo intendo tutto ciò che prevede il rapporto fra uomo e donna, e non solo il sesso.

Un altra tematica molto evidente è il problematico rapporto padre figlio fra i due personaggi del romanzo. Problematico più dalla parte di Bunny che da quella del figlio, a dir la verità.
Ma la tematica principale è un'altra ancora: la sofferenza.
Tutti i personaggi del romanzo, chi più chi meno, soffrono. 
Difatti è lo stesso scrittore a suggerire questa tematica con la frase: "Ero un commesso viaggiatore, sapete, e vendevo sofferenza porta a porta"
Si può dire che "La morte di Bunny Munro" sia un romanzo sulla sofferenza.

By Ivan
From Hell

giovedì 12 febbraio 2015

Confessioni di un artista di merda - Philip K.Dick


"Io sono fatto d’acqua. Non ve ne potete accorgere perché faccio in modo che non esca fuori. Anche i miei amici sono fatti d’acqua. Tutti quanti."

Non avevo mai letto un romanzo realista di Dick, sapevo che ne aveva scritti e che nessun editore, ai tempi, li accettava perché da questo autore volevano solo ed esclusivamente "fantascienza"
In realtà Dick aspirava alla lettteratura realista, tanto da definire ciò che scriveva non fantascienza, ma "surrealismo di confine"
L'impressione è che Dick volesse fare ciò che è riuscito a Ballard: usare la fantascienza all'inizio, ma poi staccarsene per diventare un autore a tutto tondo, non confinato nei limiti di un genere.

I protagonisti principali di questo romanzo sono tre:
- Jack Isidore, una persona che definiremmo stramba. Crede a teorie pseudo-scientifiche ed a scuola era convinto che il suo professore fosse un gallo. Pensa di essere più intelligente della media, in realtà è solo un pazzo. E' lui l'artista di merda di cui si parla nel titolo del romanzo.
- Fay è sua sorella, una donna bella ed in forma, affascinante e cordiale, però... però è terribilmente egoista, un egoismo quasi infantile, e questo la porta a servirsi delle altre persone, come fossero marionette al suo servizio.
- Charley è il marito di lei, ricco ma burbero ed ignorante. Insofferente nei confronti della moglie, e questa sua insofferenza sarà il motore della vicenda.

Fra le tematiche spicca il rapporto complicato che ebbe Dick con le donne (si sposò ben cinque volte), e questa tematica è ben espressa nel personaggio fortemente negativo di Fay.
Le altre tematiche sono le classiche di Dick, come la pazzia, il distacco dalla realtà, l'insofferenza a questa realtà.
Insomma, Dick ci parla di tutto ciò di cui di solito ci parla nei suoi romanzi, con la differenza che qui non lo fa con un romanzo di fantascienza, ma postmoderno.
Si, quest'opera ci mette in chiaro come Dick possa essere ascritto a pieno diritto nella lista degli autori postmoderni.
Questa storia potrebbe essere stata tranquillamente scritta da un DeLillo o da un Palahniuk.
Anche dal punto di vista stilistico ci troviamo di fronte ad un romanzo postmoderno: la narrazione non è coerente, ma si sposta continuamente da terza persona a prima.
Non solo, quando siamo in prima persona non è mai lo stesso personaggio che parla: a volte è Jack, a volte Fay, a volte Charlie, etc...

Gran bel romanzo, un romanzo da leggere sia se si è fan di Dick sia se non lo si è.
Questo perché il fatto che non vi sia della fantascienza può portare ad apprezzare un autore che magari, se non piace il genere, non avreste apprezzato.

By Ivan
From Hell

P.S. Vorrei mettervi al corrente del mio gruppo Facebook su Dick : https://www.facebook.com/groups/828865497150544/

giovedì 5 febbraio 2015

Ultime notizie dall'America - J.G.Ballard




"Mi rendo conto come le religioni siano sempre cominciate nel deserto, che è come un'estensione della propria mente. Lungi dall'essere un vuoto sregolato, ogni roccia, ogni cactus, ogni roditore o cavalletta sembra far parte di un unico cervello, di un magico mondo ove tutto è possibile."

Sembra proprio che a Ballard gli scenari post-apocalittici piacessero proprio, si può dire che abbia fatto scuola nel genere.
Con questo romanzo, "Ultime notizie dall'America", James torna al genere che lo lanciò negli anni 60 con la celebre quadrologia degli elementi, ovvero la fantascienza post-apocalittica.
Questa volta sono gli USA a farne le spese, questa nazione viene devastata da Ballard: prima  a causa di una forte crisi economica che la mette in ginocchio, poi in seguito a dei cambiamenti climatici (causati dall'uomo) che rendono il territorio desertico e quasi disabitato.
Le uniche persone rimaste si organizzano in tribù e si danno i nomi dei vecchi prodotti di consumo che, tempo addietro, avevano reso ricca l'America (ad esempio Big Mac e 7up).
Il protagonista, Wayne (non si chiama così a caso), è un clandestino di una nave che parte dall'Europa per andare in spedizione in quello che, una volta, era lo stato che dominava il mondo.
La nave si chiama simbolicamente Apollo, metaforicamente è come se si risbarcasse nuovamente sulla luna.
Wayne ha un sogno: ricostruire quello che una volta era il sogno americano, sogno americano che ora è infranto, morto.

E' proprio su quest'ultimo punto che si concentra il romanzo.
Ballard non devasta solo gli USA territorio, Ballard devasta il modo di pensare, il modo di fare economia e di vivere che l'america imponeva in quegli anni, ed anche i suoi simboli.
Ricordiamoci che il romanzo è stato scritto negli anni 80, ovvero il decennio di espansione massima, sia economica che culturale, degli Stati Uniti.
Già ne La mostra delle atrocità, Ballard non era stato morbido con i simboli americani, qui forse è ancora più duro: molto potente, a tal proposito, il passo in cui vi è la Statua della Libertà crollata in mare, e scambiata per una statua raffigurante una sirena.

Insomma, se volete addentrarvi in un coast to coast un po' diverso, che attraversi gli USA, ma devastati e post apocalittici, leggetevi questo romanzo che vi regalerà momenti grotteschi, deliranti e surreali, come d'altronde prevede lo stile ballardiano.
L'unica pecca che ho riscontrato, che non lo fa elevare a capolavoro, probabilmente è il finale troppo macchinoso.
Peccato.

By Ivan
From Hell

sabato 31 gennaio 2015

Letteratura & Musica



Letteratura e Musica sono due arti che sono sempre andate d'accordo, possiamo dire che si sono sempre reciprocamente influenzate.
A volte è stata la letteratura ad influenzare la musica, altre volte romanzi hanno preso in prestito titolo e suggestioni da pezzi musicali.

- "America Psycho" dei Misfits ed il romanzo di Ellis

Non ho letto conferme ufficiali, ma considerando che il brano dei Misfits è del 97, è dunque lecito pensare che si siano ispirati al romanzo horror/satira di Bret Easton Ellis: American Psycho (del 1991).





- "Midian" dei Cradle Of Filth ed il romanzo "Cabal" di Barker.

Qua invece l'influenza è chiara ed attestata: i Cradle hanno dedicato un album intero ad uno dei romanzi più famosi di Clive Barker, Cabal.




- "Glamodrama" dei Verdena e "Glamorama" di Ellis.

Di nuovo Ellis, questa volta non è stato omaggiato il famoso American Psycho, ma Glamorama.
Nel testo della canzone non sono presenti riferimenti al romanzo, ma il titolo è ovviamente la storpiatura del opera di Ellis.




- "Atrocity Exhibition" dei Joy Division e "La mostra delle atrocità" di J.G.Ballard.

Se ho letto e conosco Ballard lo devo grazie ad Ian Curtis & company che, con questo brano, omaggiano l'opera sperimentale dello scrittore inglese.






"Meno di zero" di Bret Easton Ellis e "Less Than Zero di Elvis Costello.

Come visto prima, Ellis è stato parecchio omaggiato.
Ogni tanto, però, l'ha fatto anche lui. Spesso si scopre leggendo i suoi romanzi, dove il citazionismo di certo non manca.
Ecco un esempio eclatante, il primo romanzo dello scrittore americano ha lo stesso titolo di una canzone di Elvis Costello.



- "The call of Ktulu" dei Metallica e "Il richiamo di Cthulhu" di Lovecraft.

Ci mettono una K, semplificano il nome, ma l'omaggio è chiarissimo: i Metallica compongono uno splendido brano strumentale, che è anche un omaggio ad uno dei più grandi scrittori horror di sempre.




- "For whom the bell tolls" dei Metallica e "Per chi suona la campana" di Hemingway.

E dire che dall'aspetto non gli daresti mai delle persone colte, eppure... dopo aver omaggiato Lovecraft, i quattro omaggiano un altro grande della letteratura americana: Ernest Hemingway.
Sempre nello stesso album, fra l'altro.





- "Arrivederci amore ciao" di Massimo Carlotto e "Insieme a te non ci sto più" di Caterina Caselli.

Arriviamo anche alla nostra penisola.
Carlotto intitola uno dei suoi romanzi più famosi, "Arrivederci amore ciao", omaggiando alcuni versi di "Insieme a te non ci sto più" di Caterina Caselli.
La canzone della Caselli farà parte anche del film ispirato al romanzo in questione, insieme alla versione più moderna di Battiato.




- "Almost Blue" di Carlo Lucarelli ed "Almost Blue" di Chet Baker.

Lucarelli intitola quello che è il suo romanzo migliore, come una canzone di Chet Baker.
E bisogna dire che non è solo il titolo ad essere omaggiato, l'atmosfera del romanzo prende molto da questo pezzo jazz.




-  "Sister" dei Sonic Youth e Philip K. Dick.

Non solo ad un romanzo, i Sonic Youth dedicano questo intero album a tutto il lavoro del celebre autore di fantascienza americano.




- "Murders in the Rue Morgue" degli Iron Maiden e "I delitti della Rue Morgue" di Edgar Allan Poe.

Beh, penso che non ci sia bisogno di spiegare che autore e quale racconto abbiano voluto omaggiare i Maiden in questa occasione, spero proprio....




- "Rime of the Ancient Mariner" degli Iron Maiden e "La ballata del vecchio marinario" di Coleridge.

Sempre i Maiden, sempre un classico. 
"La ballata del vecchio marinaio" di Coleridge parla di un marinaio che viene colpito da una maledizione, perché ha ammazzato un albatro.
Il testo della canzone riprende, abbastanza fedelmente, il testo del poema.




 -  "Are 'Friends' Electric?" di Gary Numan & The Tubeway Army, e "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" di Philip K. Dick.

Torna ad essere omaggiato Dick, questa volta però un romanzo specifico: "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"
C'è da dire che Numan ripropone bene le atmosfere che si trovano nel romanzo di Dick.



Concludo qua, ovviamente ci sono altre mille citazioni, omaggi ed influenze fra questi due mondi.
Non li ho messi semplicemente perché non potrei elencarli tutti.

By Ivan
From Hell