domenica 29 giugno 2014

Bubba Ho Tep - Joe R. Lansdale




"Stava riflettendo su tutto ciò e stava facendo considerazione sulla vita nell'aldilà, quando il Toro emise un cazzo di urlo, gonfiò gli occhi fin quasi a farseli schizzare fuori dalle orbite, inarcò la schiena, proruppe in una scoreggia lorda simile ad uno squillo della tromba dell'Arcangelo Gabriele, e firmò le dimissioni della sua stanca, vecchia anima"

Vi cito questo passo perché penso che possa farvi ben capire quanto lo stile di Joe sia particolarmente "cool", passatemi il termine.
Si, perché questo romanzo è veramente tanta roba, con l'unico problema di essere veramente troppo corto, quasi più un racconto lungo che un romanzo breve.
Bubba Ho Tep dovrebbe essere fondamentalmente un horror: una mummia egiziana si aggira in un ospizio, succhiando le anime degli stanchi ospiti della struttura.
Ma Bubba Ho Tep non è solo un horror, è anche una commedia.
A far virare questo romanzo sulla commedia sono i suoi protagonisti.
Ad esempio, il personaggio principale è Elvis, si Elvis Presley.
Proprio lui.
Il buon re del rock'n roll ci racconta di essersi scambiato con un suo sosia perché stanco della sua vita e desideroso di averne una più tranquilla.
Quindi, per un certo periodo, lui si è guadagnato da vivere facendo il sosia di se stesso nelle festicciole paesane, mentre il suo sosia è diventato il vero Elvis.
Ora Elvis è vecchio, è ospite di un ospizio e nessuno crede alla sua storia, ovviamente tutti pensano che lui sia davvero un sosia e che abbia, semplicemente, perso il lume della ragione.
In questa avventura la spalla di Elvis sarà Kennedy, il presidente Kennedy.
Anche lui è un ospite dell'ospizio e sostiene che la sua morte sia stata inscenata dagli USA, c'è un unico problema... questo Kennedy è nero.
Il vecchietto sostiene che, dopo aver inscenato la sua morte, il governo l'abbia anche tinto di nero per non farlo riconoscere da nessuno.
Insomma: abbiamo Elvis, abbiamo uno sciroccato che pensa di essere uno dei presidenti USA più amati di sempre ed abbiamo una mummia egizia che succhia anime, per quale motivo non dovreste procurarvi e leggere questo romanzo?

By Ivan
From Hell

mercoledì 18 giugno 2014

Le più belle raccolte di racconti (secondo me)






Allora, prima di iniziare il post sottolineo due cose: primo, come dice il titolo, è una classifica soggettiva e, secondo, è una classifica che riguarda solo le raccolte di racconti nate come tali.
Non le antologie, dunque.
Ad esempio: io amo i racconti di Poe, ma non ho potuto inserire nessuna pubblicazione di tali racconti, perché ne ho sempre letto delle antologie.
Fatte queste premesse, ecco le cinque raccolte di racconti che vi consiglio vivamente.


 ACQUA DAL SOLE - BRET EASTON ELLIS




Pubblicata nel 1994, in questa raccolta Ellis prova a fare con Los Angeles ciò che Joyce fece con Dublino all'inizio del 900, ovvero raccontare una città attraverso la decadenza dei suoi abitanti.
Naturalmente quello di Joyce fu un capolavoro, questa invece è "semplicemente" una raccolta stupenda.
I personaggi di "Acqua dal sole" sono i classici personaggi alla Ellis: alienati, grotteschi e cinici.
Sono personaggi estremamente negativi, ciò che lascia spiazzati è la loro indifferenza, indifferenza verso gli affetti, la morale, le atrocità... e di atrocità ne leggeremo parecchie, in questa raccolta.

 
A VOLTE RITORNANO - STEPHEN KING
                               

                                                     


Non sono mai tenero con King, ma non perché non mi piaccia... anzi.
Non lo sono proprio perché penso che King sia un grandissimo, un grandissimo che però si sputtana uscendo con un libro all'anno e la qualità delle sue opere, quindi, si abbassa.
Questa raccolta è del 1978, qui King dimostra veramente di essere un grande scrittore grazie ad un semplice motivo: i racconti più inquietanti non sono quelli horror.
Prendo ad esempio il racconto che ho preferito, "Il Cornicione"
Parla solo di una scommessa, niente di horror, eppure mi ha fatto venire la pelle d'oca, senza il bisogno di metterci in mezzo mostri assassini.
Insomma, se vuole, King riesce ad inquietarti in qualsiasi modo.

FANGO - NICCOLO' AMMANITI



Pubblicata nel 1996, la raccolta  fa capire tutte le potenzialità di quello che, allora, era il giovane Ammaniti.
Racconti che spaziano dal pulp all'horror, racconti a tratti deliranti e che hanno un unico denominatore comune, la crudezza.
Un piccolo tesoro per chi ama la letteratura "cannibale" che si era sviluppata in Italia in quegli anni.


GENTE DI DUBLINO - JAMES JOYCE



Come già scritto sopra, in questa raccolta Joyce parla di una città attraverso la decadenza morale dei suoi abitanti.
Però gli intenti di Joyce non erano moralistici, anzi, lo scrittore irlandese quasi giustifica i suoi concittadini.
Il messaggio che questi racconti veicolano è che i dublinesi sono vittime di una paralisi morale dettata dalla loro società, dalla loro cultura e dalla loro religione, una paralisi da cui è impossibile smuoversi.
Un capolavoro.

VUOI STAR ZITTA PER FAVORE - RAYMOND CARVER




Ho già parlato di questa raccolta nel mio blog, ma è un piacere rifarlo.
Carver è uno dei più famosi minimalisti americani, il minimalismo è un modo di scrivere secco, senza tante descrizioni, senza tanti fronzoli.
Carver descrive una situazione in poche righe, ma queste poche righe bastano ed avanzano, perché le riempie di significato.
In pratica, quando si legge Carver bisogna tenere bene a mente che due parole possono racchiudere il significato dell'intero racconto.
E di cosa parlano i racconti di Carver? Delle ansie e delle paure dell'umanità, e lo fanno in poche pagine.

By Ivan
From Hell

giovedì 5 giugno 2014

Quentin Tarantino e la filosofia, come fare filosofia con un paio di pinze ed una saldatrice - Richard Greene & K. Silem Mohammad


Uno come me, ovvero un tarantiniano convinto, uno che ha sempre sostenuto che nei film di Tarantino ci fosse qualcosa di più del semplice intrattenimento, non poteva perdersi un saggio con un titolo del genere.
Ed infatti non me lo sono perso.
Il libro si pone una semplice domanda: i film di Tarantino offrono solo una illusione di profondità o c'è qualcosa di più? Possono essere spunti di riflessione?
I due autori hanno provato a rispondere a questa domanda raccogliendo una serie di saggi su quanto di filosofico possiamo trovare nei film di Tarantino.
Saggi molto diversi fra loro, ma tutti scritti da persone che sanno bene di cosa stanno parlando, saggi in cui scopriremo la morale che vi è nelle Iene, il nichilismo in Pulp Fiction, il Freud in Kill Bill e molto altro.

So cosa state pensando: di norma questi libri sono delusioni, pubblicazioni fatte per guadagnare soldi sfruttando nomi altisonanti, ma non è questo il caso.
E' un libro scritto da persone preparate che risulta, quindi, anche di difficile comprensione se non si hanno basi elementari di filosofia.

By Ivan
From Hell