sabato 11 gennaio 2014

Joyland - Stephen King



"Se leggi un giallo o guardi un thriller, puoi infischiartene allegramente delle sfilze di cadaveri, interessato solo a scoprire se il colpevole è il maggiordomo o la matrigna cattiva. Ma quelle ragazze erano vere, reali. Con ogni probabilità i corvi avevano lacerato le loro carni; le larve degli insetti si erano insediate nei loro occhi, strisciando su per le narici e penetrando dentro la materia grigia del cervello."

Complimenti al ghost-writer di King, perché ha scritto veramente un bel romanzo.
Chiariamoci, Joyland è un libro di cui nessuno si ricorderà fra vent'anni (a parte i fanatici di King, pronti a bollare anche i romanzi minori del loro beniamino come capolavoro), però è un libro godibile, carino, un libro che scorre bene ed adatto se si vuole fare una lettura divertente, senza tante pretese.
La classica ghost story: abbiamo un parco giochi in cui vi è un fantasma ed il protagonista dovrà scoprirne l'assassino in modo che questo fantasma possa avere, finalmente, pace.
Il punto è che qui la ghost-story è chiaramente un pretesto: il romanzo sembra essere incentrato non tanto sulla storia in sé, quanto sulla storia personale del protagonista.
Devin è un ragazzo che arriva a Joyland con il cuore spezzato e con chiare tendenze suicide, il lavoro nel parco giochi, il dare la gioia a sconosciuti, gli darà la forza di reagire.
Ma se ci ragioniamo meglio non è neanche Devin il protagonista del romanzo, il protagonista del romanzo è il parco divertimenti stesso: King ha voluto descrivere la vita che svolgono i dipendenti di una struttura come questa.
Bisogna dire che lo scopo viene raggiunto appieno, leggendo questo romanzo mi è venuta quasi voglia di cercare lavoro nel settore.
Insomma: questo romanzo non è un horror, e per me va benissimo così.
Ormai King ha dato tutto quello che doveva dare a questo genere, ha imposto come dev'essere il romanzo horror moderno.
E' giusto che King, dopo tutti questi anni di onorata carriera, non si ripeta sempre e scriva cose diverse ogni tanto, che provi altre strade.

By Ivan
From Hell

3 commenti:

  1. Buongiorno Ivo,
    Posso chiederti se hai evidenza certa che il libro sia stato scritto da un ghost-writer? Io non sono una fan di King, ma so per certo che King è uno scrittore pieno di talento, uno a cui non servono di certo i ghost-writer per scrivere un buon libro (e Joyland, a mio avviso, è un buon libro). Pertanto sarei davvero curiosa di sapere se le tue sono semplici ipotesi o meno.
    Ti ringrazio,
    Silvia

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    1. Premetto che la mia era una battuta e non un'accusa, scherzavo sul fatto che esiste la diceria che King abbia un esercito di ghost-writer al proprio servizio.
      Ora, io non so se è vero o no (e poco mi importa), però ammetterai che è difficile far uscire un libro all'anno, puntuale come un orologio svizzero, sopratutto viste le dimensioni dei romanzi di King, se scrivesse romanzi brevi allora sarebbe fattibile.

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    2. Ciao, anche io ne so poco, però ho letto un articolo dove si dice che lui consiglia agli scrittori esordienti di scrivere 2000 parole al giorno! A meno che non predichi bene e razzoli male, anche lui dovrebbe seguire questa dottrina. Dunque, io non mi sorprenderei tanto se avesse ghost-writer, ma nemmeno se non li avesse!

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