martedì 21 gennaio 2014

Meno di zero - Bret Easton Ellis




"Dal mio letto, quella notte, riesco a sentire tutte le finestre di casa che sbattono, e do fuori di testa: continuo a pensare che stanno per rompersi e andare in mille pezzi. Mi sveglio definitivamente e seduto sul letto mi metto a guardare la finestra e poi do un'occhiata al poster di Elvis, ai suoi occhi rivolti verso la finestra e più in là, nella notte, ha una faccia quasi allarmata per ciò che potrebbe aver visto, la parola "Trust" al di sopra della sua faccia preoccupata. Penso al cartellone dei Sunset e al modo in cui Julian mi guardava senza vedermi al Cafe Casino; quando finalmente mi addormento è la vigilia di Natale"

Alla fine, Ellis ha sempre scritto lo stesso romanzo. Il fatto è che a me piace quel romanzo.
Alla fine "Meno di zero" parla della stessa cosa di cui parla il suo più grande successo "American Psycho", con la differenza che in "Meno di zero" non c'è un maniaco omicida.
Questo dovrebbe farmi optare per un giudizio negativo? No, perché Ellis scriverà sempre la stessa cosa, ma la scrive in una maniera dannatamente intrigante.
Ma alla fine, di cosa parla questo romanzo breve? Parla degli anni 80, parla dei giovani di allora, di come avessero così tanto da non desiderare più niente.
E quando desideri niente, cadere nell'orrore è un attimo. Ed è proprio questo che accade durante il corso del romanzo: questi giovani, che esteriormente sono così belli, interiormente sono così cattivi che quasi ti faranno schifo.

La trama non è così importante: Clay, un ragazzo della LA per bene, passa la sua estate fra party privati e locali notturni, dove il lato più oscuro della città viene pian piano alla luce.
Clay è esattamente come gli altri ragazzi, non c'è nobiltà in lui.
Ciò che lo rende il personaggio principale è il fatto che, a differenza dei suoi amici, sembra rendersi conto della vacuità della sua esistenza.
Indimenticabili i passi in cui Clay chiede alle sue sorelle (che non avranno più di 15 anni) se queste gli hanno rubato la sua cocaina; loro gli rispondono che no, loro si sniffano la LORO cocaina.
Assolutamente dei colpi al cuore, a causa della loro crudezza, i passi in cui gli amici di Clay trovano un cadavere e si mettono a giocare con questo, oppure quando fanno andare in overdose una ragazzina per abusare di lei.
Insomma, un romanzo crudo, cattivo, il primo di Ellis e già si vede, chiaramente, come sarà improntata la sua futura produzione.

Sparire qui (lo capirete leggendo il romanzo, o forse no).

By Ivan
From Hell

sabato 11 gennaio 2014

Joyland - Stephen King



"Se leggi un giallo o guardi un thriller, puoi infischiartene allegramente delle sfilze di cadaveri, interessato solo a scoprire se il colpevole è il maggiordomo o la matrigna cattiva. Ma quelle ragazze erano vere, reali. Con ogni probabilità i corvi avevano lacerato le loro carni; le larve degli insetti si erano insediate nei loro occhi, strisciando su per le narici e penetrando dentro la materia grigia del cervello."

Complimenti al ghost-writer di King, perché ha scritto veramente un bel romanzo.
Chiariamoci, Joyland è un libro di cui nessuno si ricorderà fra vent'anni (a parte i fanatici di King, pronti a bollare anche i romanzi minori del loro beniamino come capolavoro), però è un libro godibile, carino, un libro che scorre bene ed adatto se si vuole fare una lettura divertente, senza tante pretese.
La classica ghost story: abbiamo un parco giochi in cui vi è un fantasma ed il protagonista dovrà scoprirne l'assassino in modo che questo fantasma possa avere, finalmente, pace.
Il punto è che qui la ghost-story è chiaramente un pretesto: il romanzo sembra essere incentrato non tanto sulla storia in sé, quanto sulla storia personale del protagonista.
Devin è un ragazzo che arriva a Joyland con il cuore spezzato e con chiare tendenze suicide, il lavoro nel parco giochi, il dare la gioia a sconosciuti, gli darà la forza di reagire.
Ma se ci ragioniamo meglio non è neanche Devin il protagonista del romanzo, il protagonista del romanzo è il parco divertimenti stesso: King ha voluto descrivere la vita che svolgono i dipendenti di una struttura come questa.
Bisogna dire che lo scopo viene raggiunto appieno, leggendo questo romanzo mi è venuta quasi voglia di cercare lavoro nel settore.
Insomma: questo romanzo non è un horror, e per me va benissimo così.
Ormai King ha dato tutto quello che doveva dare a questo genere, ha imposto come dev'essere il romanzo horror moderno.
E' giusto che King, dopo tutti questi anni di onorata carriera, non si ripeta sempre e scriva cose diverse ogni tanto, che provi altre strade.

By Ivan
From Hell