lunedì 2 dicembre 2013

Dylan Dog - Memorie dall'invisibile



"Sono sempre stato una nullità. Da bambino, mia madre mi scambiava per mio fratello, anche se ero figlio unico. Quindi non ero neanche unico. D'altronde mia madre crede ancora oggi che sia mio fratello, il figlio unico"


Tempo fa feci la recensione della storia di Dylan Dog intitolata "I Vampiri", scrivendo che alcuni fumetti meritano di entrare a far parte della letteratura, senza alcun dubbio.
Oggi parlerò di un altro fumetto che possiede queste caratteristiche, ovvero quella che, probabilmente, è la mia storia preferita di Dylan Dog.
Si tratta del numero 19, datato 1988.
Si tratta di un numero passato alla storia: "Memorie dall'invisibile".

Memorie dall'invisibile non è un thriller, o almeno la trama thriller è solo un pretesto.
E' un pretesto per parlare di colui che ci racconta la storia: un uomo che nessuno vede, un uomo che non viene notato neanche da sua madre.
L'uomo invisibile, appunto.
Quest'uomo invisibile (di cui non sappiamo il nome, tanto meno il volto) viene considerato da un unica persona, la prostituta che vive nel suo stesso palazzo.
Quando questa prostituta verrà uccisa da un assassino allora l'uomo diverrà realmente invisibile, questo perché, da quel momento, più nessuno al mondo saprà della sua esistenza.
E se nessuno sa della tua esistenza, te sei nessuno.
Quest'uomo seguirà tutta la vicenda, fino all'assurdo finale.

Una storia triste, cupa, dalle atmosfere pesantemente noir.
Una storia che ha due tematiche principali :
  • La solitudine come male interiore, veicolata dal narratore.
  • L'incomunicabilità, tema veicolato attraverso la triste storia d'amore fra Bree e Dylan. 

Un capolavoro, da NON leggere con superficialità.
Memorie dall'invisibile non è una storia d'intrattenimento.

By Ivan
From Hell

lunedì 25 novembre 2013

Fight Club - Chuck Palahniuk



"Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta"


Dopo la sesta volta che leggo questo romanzo, ovvero il mio romanzo preferito, mi viene da chiedermi: perché non ne ho mai fatto una recensione?
Probabilmente perché sarebbe una cosa inutile, questo romanzo è diventato talmente importante che su internet si possono trovare milioni di blog che ne hanno fatto recensioni.
Ciò non toglie che sul mio blog DEVE esserci traccia di questa opera.
Questo non vuol dire che sto per farne una recensione, ma sto per illustrarne la mia chiave di lettura.
Questo post è, dunque, rivolto a chi ha già letto il libro.
Inizio subito col dire che, a mio parere, questo romanzo è male interpretato dai più.
I lettori esaltati, politicamente esaltati, quando leggono Fight Club pensano: "Anarchia, questo romanzo è un inno all'anarchia. Questo romanzo ci incita a rivoluzionare il mondo in qualcosa di anarchico"

No, assolutamente no.

A mio parere Chuck non ci vuole assolutamente dire che dobbiamo cambiare il mondo.
Perché dico questo?
Pensateci bene: finché il "Fight Club" si è limitato ad essere "Fight Club" tutto è andato come il protagonista voleva andasse.
I problemi sono iniziati quando il Fight Club è diventato "Progetto Caos", tutto è iniziato a  sfuggire dalle mani di "Tizio"
Questo perché il Fight Club era indirizzato all'INDIVIDUO, mentre il Progetto Caos alla SOCIETA'.
Ciò che Palahniuk ci vuole veramente dire è: "Fanculo alla società, che faccia quello che vuole. Noi siamo esseri individuali"
La nostra rivoluzione dev'essere interna, dobbiamo pensare alla nostra individualità non come a qualcosa di negativo, ma alla prima cosa su cui fare riferimento in qualsiasi occasione.
Fight Club parla di rivoluzionare non la società, ma se stessi.
E questo può avvenire solo attraverso la riscoperta della propria individualità.

By Ivan
From Hell

domenica 10 novembre 2013

Lunar Park - Bret Easton Ellis


 "Sei una perfetta caricatura di te stesso"

Devo ammettere che  ho comprato questo libro  solo perché avevo letto che Ellis vi aveva fatto tornare Patrick Bateman, non perché la trama mi convincesse troppo.
In effetti, a giudicare solamente la trama, si può pensare di leggere la solita storia horror, in cui gli orrori creati dalla mente di uno scrittore prendono vita, ed in effetti è così.
Ciò che, però, differenzia l'opera di Ellis dalle altre di questo genere è tutto ciò che sta dietro al susseguirsi delle vicende, il messaggio che lo scrittore vuole comunicarci mentre i protagonisti  fanno andare avanti la storia, fino alla conclusione.
In questo caso particolare Ellis vuole trasmetterci il dramma del distacco padre/figlio.
Il dramma del padre che vede il figlio andarsene, farsi la propria vita e diventare, magari, una persona migliore del padre stesso.
Ellis vuole trasmetterci l'immobilismo che caratterizza questo padre, l'impossibilità di dire una semplice frase: "Per favore, resta"
Inoltre Ellis vuole trasmetterci anche ciò che, nel momento del distacco, succede dall'altra parte, quella del figlio.
Da questa parte abbiamo non l'impossibilità, ma l'incapacità.
Abbiamo l'incapacità di dire una semplice frase, una frase che potrebbe salvare il padre, ma che non verrà pronunciata : "Sei mio padre e ti voglio bene, anche se non ti sopporto perché vedo in te i miei stessi difetti".
Ellis ci dice tutto questo attraverso una storia di spettri.

Si parte con quella che sembrerebbe una biografia, qui lo scrittore ci racconta della sua vita e dei suoi eccessi.
Ci racconta di come, a cavallo fra gli anni 80 e 90, era una specie di rockstar maledetta.
Ci racconta di come il romanzo a cui deve la sua fama, American Psycho, lo disturbò a tal punto da doversi imbottire di farmaci per dormire.
Ci dice che la persona a cui si ispirò per creare Patrick fu in realtà suo padre (inizia già la tematica principale del romanzo, rapporto padre-figlio).
Poi, da biografia, il romanzo inizia a diventare del tutto una "fiction"
Lo scrittore inizia a lavorare di fantasia e si ritrova sposato con un'attrice e con dei figli (cosa non vera, Ellis è gay).
Vivono in una casa in periferia ed i figli sono un maschio, suo, ed una femmina, non sua.
Il maschio lo chiama quasi sempre Bret, la femmina lo chiama solo papà.
Entrambi sono passivi e vengono imbottiti di psicofarmaci, come vuole "l'illuminante" pediatria statunitense per far fronte a quello che loro chiamano "carenza di attenzione", ma che in realtà dovrebbe chiamarsi "facciamo guadagnare le case farmaceutiche, a scapito dei nostri figli"
Tipica famiglia ricca americana, se non fosse che il nostro caro Ellis inizia a vedere cose che non sono propriamente tipiche.
Abbiamo un crescendo di situazioni orrende e soprannaturali.
Abbiamo un bambolotto che inizia a prendere vita, uno strano essere che esce dai boschi e... ed abbiamo un tizio che inizia a perseguitare Ellis, un tizio che assomiglia vagamente a..........

By Ivan
From Hell

sabato 26 ottobre 2013

La mostra delle atrocità - J.G. Ballard



"Apocalisse. La mostra di quest'anno, alla quale i pazienti non erano stati invitati, aveva un segno inquietante: tutti i quadri insistevano sul tema della catastrofe planetaria"

A causa della sua natura estremamente sperimentale questo libro non è certo di facile lettura, ma non solo.
A causa della sua natura estremamente sperimentale questo libro non è assolutamente facile da analizzare, non è facile da spiegare, non è facile far capire ad un altra persona perché dovrebbe leggerlo.
Cos'è la mostra delle atrocità? E' una mostra in cui sono esposte opere create dagli internati di una clinica mentale, a cui gli stessi autori non sono ammessi.
Questo, ma non solo.
La mostra delle atrocità è un romanzo che può essere considerato anche una raccolta di racconti, ma anche un saggio.
La mostra delle atrocità sono le sei personalità della solita persona, colui che nel libro viene chiamato Travis, Talbot, Traven, Tallis, Talbert e Travers, ma in realtà si tratta sempre della solita persona.
Una persona che vive nell'angoscia della morte della moglie e che cerca di ricreare le morti di Marylin Monroe e di Kennedy, in modo che questa volta abbiano un "senso"
La mostra delle atrocità è un libro in cui la morte di Kennedy viene considerata prima come un incidente automobilistico, poi come una corsa in cui l'ex presidente risulta perdente.
La mostra delle atrocità è un romanzo in cui  l'elezione di Reagan (tra l'altro profetizzata, in quanto  pubblicato quindici anni prima) è vista come un atto sessuale, un grande orgasmo di massa.
La mostra delle atrocità è il modo in cui il nostro cervello reagisce agli stimoli che ci vengono mandati dai media.
La mostra delle atrocità va letto perché facendolo avrete un trip, senza aver avuto bisogno di assumere sostanze psicotrope.

By Ivan
From Hell

domenica 13 ottobre 2013

Freddo a luglio - Joe R. Lansdale




"Era una domenica afosa, con un vento rovente che soffiava attraverso le conifere come la tosse di un malato, portando con sé il sentore del pesce marcio del lago LaBorde"

Dave è un corniciaio di LaBorde, una cittadina situata... indovinate un po' dove ? Ma in Texas, naturalmente! Lansdale ambienta tutti i suoi romanzi in Texas, un po' come King ed il Maine.
Tra l'altro, chi legge Lansdale saprà che LaBorde è una cittadina immaginaria dove sono ambientate le avventure di Hap e Leonard.
Dicevo, questo corniciaio becca un ladro che sta rubando in casa sua e lo uccide, sparandogli.
Il fatto è che il corniciaio non è un killer a sangue freddo, ma è una persona come tante, quindi da quel momento in poi vivrà con il senso di colpa causato dal suo gesto.
Il problema maggiore però non è il senso di colpa di Dave, il problema maggiore è che il padre del ladro, un criminale di nome Ben, vuole vendicarsi della morte del figlio e tenta di uccidere a sua volta il figlio di Dave, senza riuscirci.
Fino a qui sembrerebbe un classico romanzo di vendetta, figlio per figlio, ma le cose iniziano a prendere una piega inaspettata quando si scopre che Dave, in realtà, non ha ucciso il figlio di Ben.
Chi è la persona uccisa da Dave? Perché la polizia ha detto a quest'ultimo di aver ucciso un altro uomo? Dov'è, a questo punto, il figlio di Ben?
Ad aiutare a risolvere questi interrogativi sarà un detective di Houston, Jim Bob.
Godetevelo bene questo personaggio, perché è davvero un gran bel personaggione.

Non è solo un giallo: il romanzo ruota attorno al rapporto fra padre e figlio e ci sono vari elementi che riconducono a questa tematica.
Andando avanti con la lettura, infatti, scopriamo che il padre di Dave si suicidò.
Inoltre Dave e sua moglie, prima del loro attuale figlio, ebbero una bambina che morì quando ancora si trovava nel grembo materno, questo complica i rapporti con il loro bambino attuale.
Ben vuole vendetta perché pensa che Dave gli abbia ucciso il figlio e poi.... e poi ci altre cose che riconducono al rapporto padre e figlio, ma che non posso scrivere perché altrimenti svelerei alcuni colpi di scena del romanzo.

Il titolo del romanzo non parla delle condizioni climatiche in cui si svolge la vicenda, bensì parla di un freddo all'interno dell'uomo.
Le vicende prenderanno una svolta violenta, svolta che lascerà del freddo nel cuore dei personaggi.
E' questo il freddo a luglio di cui parla il titolo.

By Ivan
From Hell

mercoledì 25 settembre 2013

Ritratto di un assassino : Jack Lo Squartatore. Caso chiuso - Patricia Cornwell



"Dall'inferno. Mr Lusk, Signore, vi mando metà del rene che ho preso da una donna l'ho conservato per voi l'altro pezzo l'ho fritto e l'ho mangiato era molto buono"

Per la prima volta recensisco un libro d'inchiesta, cosa inusuale visto che di solito parlo sempre di romanzi.
Mi sono avvicinato a questo romanzo non per l'autrice, della quale ammetto di non esserne un grande fan, ma grazie alla mia passione per questo personaggio malvagio e avvolto nel mistero che risponde al nome di Jack Lo Squartatore.
Il "From Hell" con cui solitamente chiudo i miei post non è affatto casuale, si tratta dell'intestazione di una lettera che Jack mandò a Scotland Yard, che ho riportato qui sopra.

In questo libro la Cornwell ci da un ulteriore teoria sull'identità del leggendario serial killer londinese, attivo alla fine dell'800, una teoria secondo la quale costui sarebbe stato un pittore inglese dell'epoca: Walter Sickert.
La Cornwell analizza, con attenzione, tutti gli aspetti della vita di Sickert che possano ricondurre a Jack e, viceversa, tutto ciò che negli omicidi di Jack possa ricondurre a Walter Sickert.
Inoltre analizza attentamente la psiche di Sickert e ci dimostra come una mente come la sua fosse, probabilmente, permeabile a fantasie macabre e violente.
Insomma, Patricia quasi quasi ci convince, ma è proprio qua che, a mio parere, arriva il grande difetto della sua inchiesta: questa di Sickert è un ulteriore ipotesi sull'identità di Jack, ma è un ipotesi e questo non va mai dimenticato.
Per la Cornwell, invece, sembra che non ci siano dubbi: per lui il pittore inglese era il famigerato squartatore, sembra che non si preoccupi per niente della possibilità di infangare il nome di una persona che potrebbe essere innocente.
Sickert era lo squartatore? Secondo la Cornwell sicuramente, secondo me... può essere, come no.
Certo è che alcuni quadri di Sickert sono così inquietanti che ci fanno propendere verso la teoria della scrittrice.







By Ivan
From Hell

giovedì 5 settembre 2013

Vuoi star zitta, per favore ? - Raymond Carver


"Proprio mentre stava spegnendo la luce, gli parve di vedere qualcosa muoversi in corridoio. Continuò a fissare l’oscurità finché gli parve di vedere di nuovo qualcosa, un paio d’occhietti. Il cuore gli fece una capriola in petto. Batté le palpebre e continuò a fissare davanti a sé. Si abbassò per trovare qualcosa da lanciare. Raccolse una delle sue scarpe. Si sedette dritto nel letto, tenendo la scarpa con tutt’e due le mani. Sentí lei che russava e strinse i denti. Rimase in attesa. Aspettava che quella cosa facesse ancora una mossa, il benché minimo rumore."

Per ogni genere letterario abbiamo almeno un autore che, gli amanti di quel determinato genere, non possono non leggere.
Se amate il minimalismo, come me, questo autore è Raymond Carver.
Carver è considerato il capostipite del minimalismo che, per chi non lo sapesse, è un tipo di scrittura che potremmo definire "secco", ridotto all'essenziale. Sia nelle descrizioni come nella forma.
Un minimalista non spenderà mai una pagina intera di romanzo per descrivere, ad esempio, un appartamento, cosa che potrebbe avvenire con qualsiasi altro tipo di romanziere.

Torniamo a Carver, quest'uomo è stato colui che ha insegnato a gente del calibro di Ellis e Palahniuk a scrivere nel modo minimalista. Non sono sicuro che sia stato il primo minimalista, ma di sicuro è stato il più influente per le generazioni successive.
Maestro nelle short-story, di lui vi consiglio di leggere la raccolta di racconti "Vuoi star zitta, per favore ?"
Si tratta di ventidue racconti brevi, racconti in cui sembra non succedere nulla, ma che alla fine ti lasciano qualcosa.
Ti lasciano una sensazione, la sensazione che in queste poche righe Carver ti abbia trasmesso le ansie e le paure dell'uomo di tutti i giorni.
E' difficile fare ciò: è molto più difficile esprimere in poche righe ciò che si vuole trasmettere, piuttosto che farlo in cento pagine.
Carver ci riesce, benissimo.

Come per tutte le raccolte, vi segnalo tre racconti contenuti in questa che reputo migliori:
- Che ci sarà mai in Alaska ?
- La moglie dello studente
- Vuoi star zitta, per favore ?


By Ivan
From Hell

lunedì 2 settembre 2013

Ritorno alla normalità




Dopo la parentesi di Mimosa (se non l'avete ancora letto andate QUI) il mio blog tornerà alla normalità per un po' di tempo; ovvero consigliare libri, principalmente, e film, più raramente.
Comunque in futuro tornerò a pubblicare delle mie opere su questo blog, magari non romanzi interi ma racconti brevi.
Forse per un blog come il mio, che non ha tanti lettori, è meglio così.
Quindi, alla prossima gente !

By Ivo
From Hell

mercoledì 8 maggio 2013

Gioventù Cannibale - Autori Vari



"Lo vide per quello che era, la sintesi di tante parti orrende, una persona sommamente orrenda"


Oggi voglio consigliarvi una raccolta di racconti uscita in Italia nell'ormai lontano 1996.
Una raccolta di racconti che ai tempi fece abbastanza scalpore per i suoi contenuti violenti, parlo di "Gioventù Cannibale"
Ora... ci sono tipi e tipi di raccolte di racconti: alcune di queste sono tematiche, alcune raccolgono racconti dello stesso autore altre, e siamo arrivati al tipo di raccolta di cui parlo oggi, possono essere considerate quasi un manifesto di una determinata corrente letteraria.
Un esempio può essere "Mirrorshades" per quanto riguarda il cyberpunk, un altro esempio è proprio "Gioventù  Cannibale" per quanto riguarda la corrente letteraria, tutta italiana, dei "Cannibali"
Ma quale sono le caratteristiche di questa corrente letteraria? Ebbene, ciò che risalta subito all'occhio è il rifacimento ad altri media, diversi dalla letteratura, in particolare il cinema.
I cannibali prendono la loro ispirazione principalmente dal cinema "Pulp", "Horror" e "Splatter".
Altra caratteristica è il tratto pesantemente postmoderno, con tutte le sue peculiarità di ibridazione e di ereditarietà delle avanguardie di inizio 900.
Leggendo la raccolta ci accorgiamo che non è tanto la violenza che potrebbe aver dato fastidio ai tempi, quanto la violenza immotivata.
I protagonisti dei racconti di questa raccolta sono quasi tutti giovani ragazzi che, senza un particolare motivo, ma spesso per puro divertimento, fanno del male al prossimo.
Qual è dunque lo scopo della raccolta? La violenza immotivata? Impressionare? No, dipingere.
Dipingere la violenza ed il male scaturito non dalle classi sociali più basse, ma da quelle più agiate.
Dipingere la cattiveria dei cosiddetti figli di papà, delle classi sociali "bene"
Luttazzi, un autore della raccolta, ha detto al proposito: "Fu un antologia profetica ... intellettuali la criticarono perché la giudicarono una narrativa lontana dalla realtà italiana. Dopo qualche mese l'Italia conobbe casi come il mostro di Firenze, Erika e Omar, le bestie di Satana..."
Insomma, questa raccolta parla di tutte quelle volte che vediamo un Tg e diciamo: "Ma era un ragazzo di così brava famiglia... com'è possibile ?"

I tre racconti che mi hanno colpito maggiormente sono stati :
- "Seratina", di Ammaniti e Brancaccio
- "Diamonds are for never", di Pinketts
- "Cose che io non so", di Galiazzo

By Ivan
From Hell

lunedì 8 aprile 2013

L'ultimo vero bacio - James Crumley


"Alla fine lo beccai, Abraham Trahearne: lo beccai che beveva birra in compagnia di un bulldog alcolizzato, tale Fireball Roberts, in una sgangherata bettola appena fuori Sonoma, California, intento a spremere anche le ultime gocce di un bel pomeriggio di primavera"

Nonostante quello che possa far presagire il titolo, "L'ultimo vero bacio" non è una sdolcinata storia d'amore.
Intendo che in realtà una storia d'amore lo è, ma non sdolcinata.
E' una storia d'amore dura e tragica.
Voglio subito dirvi una cosa: in questo romanzo è presente un bulldog alcolizzato, già solo per questa informazione che vi ho dato dovreste correre a procurarvi il libro.
E' un hard-boiled del 1978 ed è considerato uno dei capolavori di questo genere.
Sughrue è un ex soldato che ora trova persone scomparse, è una persona cinica ma idealista allo stesso tempo, è un personaggio avvolto da una malinconia quasi palpabile.
Il detective si reca a Sonoma (California) per beccare un vecchio scrittore alcolizzato, uno che scrive roba scadente, ma che ai più piace e ci guadagna un bel po' sopra.
A mandarlo è la ex-moglie di Trahearne (è questo il nome del vecchio scrittore) e Sughrue lo trova in un bar di Sonoma ad alcolizzarsi insieme a Fireball (il bulldog ubriaco).
Una volta pescato il vecchio, Sughrue troverà immediatamente un altro lavoro, trovare Betty Sue la figlia di Rosie, ovvero la proprietaria del bar in cui ha trovato il vecchio alcoolizzato.
Questa ragazza è sparita a San Francisco anni fa e non ha mai dato sue notizie, Sughrue è convinto che si tratti di tempo e soldi sprecati, ma accetta ugualmente di cercare la donna.
Partirà insieme a Trahearne ed insieme al bulldog per un avventura on the road vecchio stampo, un avventura che pian piano, dopo diversi colpi di scena, arriverà ad una drammatica conclusione.

Questa storia ha una tematica ben precisa, una tematica alla quale però non viene dato particolare risalto, una tematica che traspare e non traspare allo stesso momento.
La tematica è la perdita dell'innocenza, innocenza che forse non c'è mai stata.
Non è però la sola tematica del romanzo, come accade spesso nelle opere di questo genere la maggior parte dei protagonisti sono alcolizzati, qua anche un cane... pensate un po'.
Ecco, si può dire che la dipendenza da alcol sia la seconda grande tematica del romanzo.
Infine abbiamo la tematica che traspare di più, quella che da il nome all'opera: Crumley vuole anche parlarci dell'amore tragico, quello che finisce male.
Nella realtà esistono anche quelle storie d'amore, non solamente quelle felici che la letteratura ed il cinema ci ha quasi sempre raccontato.
James Crumley ci vuole raccontare quel tipo di amore, che è ugualmente forte  quanto l'amore felice, ma non ugualmente fortunato.

By Ivan
From Hell

mercoledì 27 marzo 2013

Dylan Dog "I Vampiri" - Tiziano Sclavi


"I vampiri, quelli sì, sono reali e vivono tra noi... bisogna imparare a riconoscerli senza droga e a combatterli senza violenza... che cosa dicevano nel 68 ? allargare l'area della coscienza... ma del 68 ormai si ride e la coscienza si restringe sempre di più. Com'era la parola d'ordine ? Imbecille ? No : Libertà"


In un blog in cui si parla di letteratura ogni tanto bisogna fare un post anche sull'altro tipo di letteratura, quella disegnata.
Ora, non tutti i fumetti sono degni di rientrare nella letteratura (così come non tutti i libri dovrebbero rientrarci) alcuni però si, alcuni lo meritano.
Uno di questi fumetti è il numero 62 di Dylan Dog, numero intitolato "I Vampiri".
Questa storia è uscita nel 1991, è stata scritta dal mitico Sclavi (il creatore di DD) e disegnata da uno dei migliori disegnatori che abbiano mai lavorato su Dylan, ovvero Carlo Ambrosini.
Arriviamo alla storia che, se avete la prima edizione e non una ristampa, ci viene introdotta come "vagamente impegnata".
Io, personalmente, toglierei quel "vagamente" perché, nonostante il titolo, qui non si parla di Vampiri.
Questo numero parla di libertà.

Trama, da qui allerta spoiler.
A Londra vengono portate a compimento dall'esercito inglese una serie di operazioni antidroga, la cosa strana e che i soldati vengono incoraggiati a non lasciare testimoni.
Un soldato, terrorizzato, si reca a casa di Dylan e gli racconta che, oltre all'ordine di non fare prigionieri, ci sono diverse cose strane in queste operazioni.
La droga, innanzitutto: è una droga strana che il soldato non ha mai visto prima, inoltre viene dato ordine di distruggerla subito, sul posto.
A questo va aggiunto uno strano fatto: il soldato ha visto un uomo trasformarsi in vampiro, subito dopo aver portato a termine un operazione antidroga di quel tipo.
Dylan all'inizio non crede del tutto alla storia, ma allo stesso tempo un po' ci crede (tipico suo comportamento) e fa arrestare il soldato da Bloch, in modo da proteggerlo.
Solo quando questo soldato verrà ucciso in carcere, solo allora Dylan capirà che sotto c'è qualcosa, qualcosa di veramente brutto.
Dylan inizierà ad investigare fino al punto in cui scoprirà che la droga non è una semplice droga, ma un mezzo per vedere una cosa che l'occhio umano non riesce a vedere.

Naturalmente, come tutti i Dylan Dog, anche questo numero ha delle grosse influenze e quella più importante è "Essi Vivono" di Carpenter. Inoltre le prime sequenze riprendono, pari pari, "Zombie" di Romero.

By Ivan
From Hell

giovedì 21 marzo 2013

In un tempo freddo e oscuro - Joe R. Lansdale


"È solo che gran parte della mia attività esplora il lato oscuro delle cose, e vista la situazione attuale del pianeta ho il vago sospetto che la levità di tocco che ho inserito nei miei ultimi romanzi non durerà a lungo. A dirla tutta, sono incazzato nero."


Joe Lansdale è un autore molto prolifico, ha scritto tantissimo ed ha variato tantissimo.
In Italia lo conosciamo come romanziere ma, in realtà, lui è anche un ottimo sceneggiatore di fumetti ed è, sopratutto, un autore di racconti.
La forma letteraria che prende il nome di racconto può, a chi non ha mai provato a scrivere nulla, sembrare la via più semplice per narrare una storia, questo grazie alla brevità del racconto rispetto al romanzo.
In realtà è proprio la brevità la maggiore difficoltà che si può avere nello scrivere un racconto, si rischia di non riuscire ad esprimere tutto quello che si vuole comunicare.
Un racconto ben fatto, invece, riesce in questo intento, riesce a comunicarci tutto quello che vuole  e lo fa in dieci pagine anziché in cento.

Finito questo breve preambolo, passo a commentare il libro.
Ci sono raccolte di racconti che sono nate come tali ed hanno un filo conduttore, altre che invece sono raccolte edite successivamente alla pubblicazione dei singoli racconti, la raccolta che prendo in esame fa parte del secondo tipo.
E' difficile dare un giudizio unico alle raccolte di racconti del secondo tipo, data la loro varietà di contenuti, quindi mi limiterò a commentare tre dei quattordici racconti presenti nella raccolta, i tre che sono più meritevoli secondo il mio soggettivo gusto personale.
In questa raccolta si va dal giallo al horror e si sfocia pure, spesso, in un umorismo surreale.
Ecco, i racconti che sfociano nel surreale mi sembrano quelli meglio riusciti, infatti ben due dei tre che ho preferito appartengono a questo tipo.

IL CANE DEI POMPIERI: Un racconto surreale. Un uomo cerca lavoro presso la caserma locale dei pompieri, gli viene offerto il ruolo di "cane dei pompieri". Voi ora penserete che il compito dell'uomo sarà quello di fare da mascotte come quelle che si vedono alle partite di basket, dove persone si travestono da animali e fanno balletti, invece no. Il lavoro che gli viene offerto è proprio quello di cane dei pompieri, dovrà comportarsi da autentico cane per nove anni (perché nove anni per un cane sono parecchi). Il protagonista accetta il lavoro che diventerà, pian piano, la sua intera vita.
Incoraggiato dalla moglie, che sembra eccitata dalla cosa, il nostro eroe inizierà a comportarsi da cane anche nel privato. Si arriverà al punto in cui l'uomo diventa cane in tutto e per tutto, fino ad un triste finale. 

BOB IL DINOSAURO VA A DISNEYLAND : Anche questo è un racconto surreale.
Come dice il titolo... questo racconto parla appunto di un dinosauro (gonfiabile fra l'altro) che pressa i suoi padroni per mandarlo a Disneyland. I possessori del dinosauro all'inizio sono restii a mandarlo al celebre parco di divertimenti, ma il dinosauro diventerà particolarmente maleducato ed insistente, fino ad il punto in cui i due possessori lo accontenteranno. Il dinosauro tornerà da Dysneyland totalmente cambiato ed i suoi padroni si pentiranno di averlo accontentato. Può sembrare un racconto senza senso, ma in realtà io ci ho visto una metafora sulla perdita dell'innocenza (tema caro a Lansdale).

LA DONNA DEL TELEFONO: Qua abbiamo un racconto più cupo, potrebbe essere definito di genere thriller. Un uomo riceve, una mattina, una strana visita. Si tratta di una donna, vestita in maniera invernale anche se il racconto si svolge a Giugno.
La donna chiede di fare una telefonata (il racconto è stato scritto negli anni 90, quindi non tutti avevano un cellulare) ed il protagonista la fa entrare e gli concede la telefonata.
Una volta in casa la donna ha un grave attacco epilettico... od almeno così pensa il protagonista.
Si, perché quando arriva l'ambulanza i portantini gli raccontano che quella donna è matta e finge di avere questi attacchi.
Non solo, il protagonista viene a sapere, da alcuni vecchi del vicinato, che quella donna è particolarmente strana, sembra che di notte vaghi per la cittadina cercando di farsi violentare e che, addirittura, abbia cercato di suicidarsi più volte, senza riuscirci.
Il protagonista inizia a sviluppare un interesse per la matta, un interesse via via sempre più morboso, arrivando al punto di seguirla e di aiutarla nell'estremo gesto che a lei non era mai riuscito.
Uno volta consumato l'atto il protagonista non sarà più lo stesso uomo, si sentirà profondamente cambiato e metterà in discussione tutta la sua vita.

By Ivan
From Hell

martedì 12 marzo 2013

Superate le 1000 visite !




Come evidenzia il contatore di visite in alto a destra, il mio blog ha raggiunto e superato le 1000 visite.
Io esclamerei un bel "Fuck Yeah ! "
Grazie a tutti quelli che hanno visitato il mio blog, anche agli internauti che ci sono finiti per caso e poi lo hanno evitato, alla fine hanno fatto numero pure loro.

By Ivo
From Hell

sabato 23 febbraio 2013

Hot Kid - Elmore Leonard




"Se avevi una pistola in mano di sicuro mi sparavi, eh? Per via che ti ho dato del mangiatortillas. Cazzo, è una legge di natura, ti basta una goccia di quel sangue e sei un mangiatortillas. Che c'entro io? Così stanno le cose. In più sei anche un mezzosangue, e non lo so se anche per questo c'è un nome preciso. Ma su questo puoi anche far finta di niente, sei abbastanza bianco di tuo. Cazzo, fatti pure chiamare Carl, non sarò certo io a sputtanarti"


Leggendo Leonard non ci si stupisce del fatto che sia uno degli scrittori preferiti di Tarantino (si dice che una volta abbia persino rubato un suo libro).
Leggere un libro di Leonard fa capire quanto il regista americano debba a questo scrittore, sopratutto per quanto riguarda i dialoghi: lo stile con cui i due autori fanno parlare i propri personaggi è pressoché autentico.
Inoltre, Leonard, ha sicuramente influenzato un altro autore "Pulp": questa volta un collega scrittore, parlo di Lansdale.
Quindi, possiamo dire che Leonard è un autore molto "Pulp" ed anche molto prolifico: andate sulla sua pagina di Wiki e rimarrete impressionati da quante voci ci sono al capitolo "Opere"
Ora, però, parliamo di questo romanzo: "Hot Kid" non è un noir nonostante lo sembri.
Mi spiego meglio: il romanzo è ambientato nell'Oklahoma degli anni 30 e parla di gangster e poliziotti, di rapine in banca e di proibizionismo, insomma tutto farebbe pensare ad un noir... invece, leggendolo, si capisce di avere fra le mani un western.
Hot Kid è un western mascherato da noir, questa è l'impressione che mi ha dato.

Leonard ci descrive la vita di due personaggi, due opposti.
Uno è Carl Webster: uomo di legge che è quasi una leggenda, una specie di super poliziotto che non sbaglia mai un colpo.
L'altro è Jack Belmont: ricco, ma che rinuncia al suo benessere per seguire una vita criminale fatta di pericoli, il suo sogno è diventare una specie di Dillinger, ovvero diventare il pericolo N° 1.
Le vite di questi due personaggi non possono non incrociarsi, questo perché Jack dovrà riuscire ad uccidere il poliziotto N°1 se vuole essere il criminale N°1.
  
Il romanzo è molto scorrevole e divertente.
Non ha grandi tematiche (se si esclude la ormai inflazionata lotta fra bene e male), si tratta di un romanzo di diletto, ma è un divertimento intelligente, non stupido.
C'è un unica cosa che non mi è piaciuta del romanzo, la poca complessità dei personaggi.
Carl è buono ed infallibile dall'inizio alla fine del romanzo, mentre Jack è cattivo ed inetto dall'inizio alla fine.
Io, personalmente, amo i personaggi un po' più sfaccettati.

By Ivan
From Hell

martedì 19 febbraio 2013

Mr.White, identikit di un "Cane da Rapina"






Questo è un post che apprezzeranno i Tarantiniani perché vi elencherò alcune curiosità su Mr. White, uno dei personaggi principali di quell'opera d'arte che risponde al nome de "Le Iene" e che in Italia fu inizialmente noto con il titolo di "Le Iene - Cani da Rapina" per poi diventare semplicemente "Le Iene".

Dei gangster delle Iene non sappiamo molto, Tarantino ci da solo alcune sporadiche informazioni su loro; ad esempio di Mr. Blonde sappiamo solo che fu arrestato ma non tradì il suo capo.
Di Mr.Orange invece sappiamo che è poliziotto infiltrato ma oltre a questo ? Poco altro.
Pochi però sanno che nelle scene tagliate erano presenti alcuni elementi che ci dicevano molto su una delle Iene, parlo di Mr. White.
Nel video di cui parlo (e che vi linkerò alla fine del post) vediamo Mr Orange che chiede informazioni su Mr.White ad una poliziotta d'ufficio, leggendo dal computer di questa verremo a conoscenza di cose molto interessanti su Mr White, ovvero :
- Il suo vero nome è Lawrence Dimick
- Viene soprannominato "Two Guns" per la sua abitudine di sparare con due pistola alla volta (vedi immagine sopra )
- I suoi genitori erano alcolizzati e si lasciarono quando lui aveva tre anni.
- Aveva già ucciso un poliziotto sotto copertura di nome Dolenz (insomma è una specie di maledizione questa per il povero Mr.White)
- Odia i gatti

Ecco il video dove potete reperire tutte queste informazioni, buona visione !
https://www.youtube.com/watch?v=TjXhaXbT9cc

By Ivo
From Hell

mercoledì 6 febbraio 2013

American Psycho - Bret Easton Ellis



"C'è un'idea di Patrick Bateman, una sorta di astrazione, ma non esiste un vero e proprio "me". C'è soltanto qualcosa di illusorio, al mio posto, un'entità che è anche possibile toccare con mano, sennonché io non ci sono. Puoi pure sentire la mia carne a contatto con la tua, e credere che i nostri stili di vita siano comparabili, ma io semplicemente non ci sono. Per me, è difficile avere un senso, a qualsiasi livello. Io sono un'invenzione, un'aberrazione. Sono un essere umano incoerente. La mia personalità è appena abbozzata, informe"


Non sono molti i libri che sono riusciti a mettermi in difficoltà, questo è uno dei pochi.
Per "mettermi in difficoltà" non intendo che il romanzo sia poco scorrevole, al contrario lo è  molto, intendo la durezza e la crudeltà delle immagini che il romanzo in questione imprime nella tua mente mentre lo stai leggendo.
Da qualche parte, su internet, ho letto che si tratta di un romanzo molto fisico. E' vero, lo è.
Se avete visto il film ispirato, sappiate che questo romanzo lo supera, in quanto a crudezza e violenza, di almeno tre spanne.
Vi sono passi in cui il vostro stomaco verrà veramente messo alla prova, passi in cui vi chiederete come è possibile immaginarsi ciò.
Insomma, non mi stupisce che, quando uscì, questo romanzo sconvolse il mondo intero.
Tanto di cappello ad Ellis, autore che quando pubblicò questo romanzo aveva appena 27 anni.
Nonostante tutto, American Psycho non è solo un romanzo dell'orrore.
American Psycho è la testimonianza, meglio riuscita, del lato oscuro degli anni 80.
American Psycho è una satira, una satira la cui vittima è un certo stile di vita che andava di moda negli anni 80, lo yuppismo.
Gli Yuppie erano quei giovani che, negli 80 appunto, abbracciavano la società capitalistica.
Questi giovani erano benestanti, investivano e lavoravano in borsa, stavano molto attenti a ciò che indossavano e amavano mangiare nei ristoranti di lusso.
Erano, in pratica, la contrapposizione degli Yippie.
Questo stile di vita portava ad una conseguenza: non avere valori, essere terribilmente superficiali.
E' su questo essere "vuoti" che Ellis fa una forte satira.

Patrick Bateman, il sanguinario maniaco protagonista del romanzo, è uno di questi Yuppie e, come tale, le sue principali occupazioni sono vestirsi e mangiare bene.
"Pat", però, a differenza dei suoi amici ha anche un altra occupazione: torturare ed uccidere persone, preferibilmente donne.
Quando inizierete a leggere il romanzo non mi crederete, fino alle prime 150 pagine non viene versata una goccia di sangue.
Pat, semplicemente, ci racconta che lui ha questo "hobby", ma non si dilunga in descrizioni.
Poi, pian piano, gli omicidi di Pat ci vengono descritti dettagliatamente e questi si fanno via via sempre più truculenti. 
Pat non fa certo mistero della sua attività: quando è a tavola con i suoi amici ammette chiaramente di essere un serial killer, solo che nessuno lo ascolta.
Importante: in tutto il romanzo NESSUNO ascolta, tutti sono impegnati a parlare di se, a rendersi splendenti di fronte all'altro.
Questi dialoghi sono il mezzo principale con il quale Ellis ci descrive quella superficialità di cui parlavo prima.

Il romanzo ha una struttura ciclica, gli eventi che si avvicendano sono sempre gli stessi: scelta del locale in cui andare a mangiare - "discussione" con gli amici al ristorante - agghiaccianti torture ed omicidi.
Nonostante ciò il romanzo non annoia affatto, è veramente godibilissimo.
Questa struttura va avanti durante il corso del romanzo, con qualche modifica più in là, ma sostanzialmente rimane sempre la stessa.
Più si va avanti più gli omicidi di Pat diventano violenti, contemporaneamente il romanzo diventa sempre più assurdo, fino alla battute finali.
Arrivati alla fine ci domanderemo se effettivamente tutto ciò che Pat ha fatto sia reale o se abbia compiuto i suoi atroci delitti solamente nella sua macabra immaginazione.
Io, personalmente, mi sono domandato se anche la presenza di Pat nella storia sia reale, o se sia solo un fantasma  (un idea astratta) con cui interagiscono tutti gli altri personaggi.

By Ivan
From Hell

martedì 22 gennaio 2013

Dellamorte Dellamore - Tiziano Sclavi



"Quante persone sono morte da che è iniziata la vita?"

Dico subito che questa volta sarò parecchio spoilerone, questo perché il romanzo in questione non ha proprio una trama che si sviluppa e giunge alla sua conclusione, ma è  un onirico viaggio nella mente di un uomo disperato ed ossessionato dalla morte.
Questa, quindi, non è una recensione od un consiglio per le vostre letture, questa è un interpretazione del romanzo, ed è consigliata a chi il romanzo in questione l'ha già letto. 
Iniziamo col dire che, solo dopo averlo letto, si può capire quanto sia una cazzata la fama che ha il romanzo, ovvero di "prototipo di Dylan Dog" cosa che è anche scritta in copertina (orrore).
Dylan Dog è idealista e pacifista, nonostante il lavoro che fa.
Francesco Dellamorte, invece, è cinico e nichilista.
Durante il corso del romanzo ucciderà non solo zombie, ma anche persone innocenti.
Non proprio un comportamento alla Dylan Dog.

Francesco è il custode del cimitero di Buffalora, un cimitero in cui, di tanto in tanto, i morti riprendono vita.
Nonostante ci siano gli zombie (qua chiamati ritornanti) il romanzo non riguarda queste creature, questi sono solo un pretesto. Un pretesto per far si che la morte sia sempre presente durante il corso della storia.
Allora di cosa parla il romanzo? Ora ci arrivo.
Francesco, di tanto in tanto, si porta avanti con il lavoro uccidendo anche i vivi visto che, secondo il suo perverso ragionamento, diventeranno ritornanti.
Mentre uccide ritornanti e vivi incontra una donna che non ha nome. Francesco la chiama semplicemente "Lei"
Francesco ne è innamorato ma, durante il corso del romanzo, la ucciderà. Più di una volta, a dir la verità.
Il tutto, pian piano, inizia a prendere sempre di più un volto surrealista: non distingueremo più sogno da realtà, nella stessa maniera in cui Dellamorte non distinguerà più morte da vita.
La svolta del romanzo, il punto in cui si capisce il senso di tutto ciò, arriva quando Francesco va a trovare una persona in ospedale.
Questo personaggio non era ancora apparso nel romanzo, Francesco comunicava con lui solamente attraverso il telefono.
Questa persona è in coma, ci viene fatto capire che è in coma a causa di un tentato suicidio.
Questa persona assomiglia vagamente, ci viene detto, a Francesco stesso.
Ecco la tematica principale di questo romanzo breve: Francesco è ossessionato dalla morte si, ma sopratutto dalla sua stessa morte.
Per come l'ho interpretato io tutto ciò che leggiamo nel romanzo è il sogno di un uomo in coma, in coma per aver tentato il suicidio.

By Ivan
From Hell

venerdì 18 gennaio 2013

Django Unchained - Quentin Tarantino





Apro questo post chiedendo scusa, voglio chiedere scusa a Quentin, ovvero colui che all'epoca cambiò totalmente i miei gusti cinematografici una volta visto il suo Pulp Fiction.
Scusi signor Tarantino se nei mesi passati mi è passata per la testa l'idea che, dopo un capolavoro come Bastardi senza Gloria, Django potesse essere una vaccata.
Scusa, scusa perché Django è un gran bel film.
Chiariamoci, NON un capolavoro, ma senza dubbio un gran bel film.

In realtà Django va giudicato secondo due punti di vista differenti, quello della storia e quello della tecnica.
Dal punto di vista della storia Django è inferiore ad alcuni precedenti film tarantiniani, questo perché è il classico western dove abbiamo il cowboy buono che deve salvare la sua amata che si ritrova nelle grinfie del cattivone.
Non è una storia molto originale e penso che neanche volesse esserla.
Penso che la storia sia solo un pretesto, un pretesto per esprimere la tematica del razzismo dal punto di vista di Tarantino.
Dal punto di vista della tecnica... applausi, grossi applausi ! Già  in Bastardi qualcosa si era visto ma qua è chiaro, Tarantino è migliorato come regista di almeno dieci punti.
Dal punto di vista estetico, Django è una gioia per gli occhi.

Veniamo alla interpretazioni, il povero Foxx è bravo ma nulla ha potuto al cospetto di tre grandi interpretazioni, parlo di quelle di Waltz, di Di Caprio e di Jackson.
Prima di vedere il film avevo già letto elogi a Di Caprio ed a Waltz e posso solo confermare la cosa, ciò che voglio sottolineare, però, è la grande interpretazione di Samuel L. Jackson.
Stephen, il suo personaggio, appare meno minuti degli altri ma secondo me è il personaggio meglio riuscito.
Più razzista dei bianchi, un momento simpatico ed il momento dopo agghiacciante.
Ho rivisto negli occhi di quel personaggio un odio che mi ha ricordato la più grande interpretazione di Samuel... e se siete tarantiniani sapete a chi mi sto riferendo.

Naturalmente non può mancare, in un film di Tarantino, il citazionismo.
Abbiamo, naturalmente, il primo Django; oltre che nel nome del personaggio principale anche nei titoli di apertura, dove il font dei titoli e la colonna sonora sono pressoché identici.
Inoltre è risaputa la partecipazione di Franco Nero, il primo Django.
Abbiamo una scena in cui un bastardo, esaltato religioso, si attacca pagine della Bibbia su per il corpo, una proprio sul cuore (cosa vi ricorda ?)
Ed abbiamo tanto, tanto altro.

Per concludere, Django lo metto al quarto posto nella produzione tarantiniana, per ora la mia personale classifica è la seguente :
- Pulp Fiction
- Le Iene
- Bastardi senza Gloria
- Django e Kill Bill (pari merito)
- Jackie Brown
- Four Rooms
- Grindhouse

By Ivo
From Hell

lunedì 14 gennaio 2013

Soffocare - Chuck Palahniuk


"L'irreale è più potente del reale. Perché la realtà non arriva mai al grado di perfezione cui può spingersi l'immaginazione."


Soffocare è, probabilmente, l'opera meglio riuscita di Chuck Palahniuk.
Nonostante questo non è considerato il capolavoro dello scrittore statunitense, quel posto è occupato da Fight Club.
Io, soggettivamente,  non ho nulla contro Fight Club, è il mio romanzo preferito.
Però, oggettivamente, reputo Soffocare il vero capolavoro di Palahniuk.
Probabilmente Fight Club è considerato il miglior romanzo di Chuck per due motivi: il più ovvio è che grazie al film è maggiormente conosciuto, mentre il secondo è che Fight Club ha meno tematiche, ma queste sono più forti.
In Soffocare, invece, ci sono più tematiche principali e sono tutte più in ombra.

In breve: Soffocare richiede un analisi più profonda, è un romanzo più sottile, mentre Fight Club è più diretto.

In questo romanzo abbiamo Victor Mancini, un italo americano dipendente dal sesso che non sembra fare molti sforzi per combattere la propria dipendenza.
Ecco qui la prima tematica, la dipendenza. Occhio, perché nonostante Victor sia dipendente dal sesso il libro parla delle dipendenze in generale.
Victor ha una madre ricoverata in un ospedale psichiatrico, la madre non lo riconosce e lo scambia per altre persone e lui è costretto a crearsi una realtà alternativa dove, magari, è un avvocato sposato con una bella donna e con dei figli.
Altra tematica quindi è la pazzia, tematica che troveremo spesso nel corso del romanzo.
Il fatto è che la retta di questo ospedale è particolarmente cara e Victor non fa un lavoro molto remunerativo, lavora in una specie di parco tematico sul 1700.
Tutto dev'essere uguale a com'era nel 1700 ed eventuali trasgressioni (tipo masticare una gomma da masticare) vengono punite con la gogna, veramente.
Victor, quindi, fa un lavoro schifoso e per pochi soldi, per questo ha dovuto escogitare uno stratagemma per pagare le cure alla madre.
Ogni volta che  va a mangiare nei ristoranti, Victor finge di soffocarsi con il cibo (da qui il titolo).
Ogni volta, una persona che si trova nel ristorante cercherà di salvarlo e, da quel momento,  si sentirà responsabile per lui.
Successivamente Victor si lagnerà dei suoi problemi economici ed i suoi salvatori gli invieranno soldi.
Può sembrare, e difatti lo è, un metodo un po' infame per arrotondare lo stipendio, ma bisogna tenere in considerazione che Victor da anche qualcosa in cambio: le persone che lo salvano, da quel momento, non si sentono più vuote, non più mediocri, non più come tutti.
Le persone che lo salvano iniziano a sentirsi importanti, uniche, si sentono eroi.
Eccoci, quindi, arrivati alla tematica più importante del romanzo: il bisogno delle persone di sentirsi importanti per qualcuno.
Il romanzo parla del bisogno che ogni persona ha di essere considerata, di essere amata.
Di non essere, agli occhi degli altri, una faccia come tante.
Andando avanti nel romanzo, Victor conoscerà la dottoressa Paige Marshall e, da lì in poi, tutto sfocerà nel surreale, specialmente quando i due scopriranno che Victor potrebbe essere la reincarnazione di una personaggio del passato.
Un personaggio del passato molto, ma molto famoso. 

Mi fermerei qua, anche se c'è molto altro da dire su questo romanzo, però il mio blog ha lo scopo di consigliare libri non di riassumerli.
Do solo un ultimo dettaglio sulla trama, dettaglio che devo dare perché è un analogia fra questo libro ed il Fight Club che ho citato prima.
Nel romanzo ci saranno una serie di flash back, in questi Victor ci racconterà di tutte le volte che lui veniva affidato ad una famiglia adottiva e la sua madre biologica lo rapiva.
Ebbene, in tutto ciò che la madre dice a suo figlio, durante le loro fughe, abbiamo una grossa critica alla società contemporanea.
Possiamo dire che la madre di Victor, Ida Mancini, sia una sorte di Tyler Durden.

Ah, un avvertimento e poi chiudo veramente: se siete ipocondriaci non leggete questo romanzo!
Victor è un ex studente di medicina e si diverte ad elencare tutte le malattie, mortali e non, che si possono prendere nel fare le normali cose di tutti i giorni.

By Ivan
From Hell

giovedì 3 gennaio 2013

Diary - Chuck Palahniuk


"Esiste un'infinità di modi per suicidarsi senza morire"

Palahniuk con Diary si avventura in un tipo di narrazione per lui inusuale: il diario, come è annunciato anche dal titolo stesso dell'opera.
Nonostante l'azzardo, l'autore postmoderno non ne esce affatto con le ossa rotte, possiamo invece dire che Diary sia un gran bel romanzo, anche se un romanzo un po' diverso dal "romanzo tipo palahniukiano"
In genere i romanzi di Chuck sono delle pesanti critiche alla società consumistica e dell'apparire ed anche in questo romanzo vi è presente questa satira, ma in maniera meno evidente.
Lo scrittore, questa volta, da molta più importanza alla storia in sé per sé, piuttosto che ai contenuti che questa dovrebbe portare.
In questo romanzo Chuck affronta una tematica quasi di natura "ambientalista" passatemi il termine.
Ora spiego subito cosa intendo: a mio parere il romanzo vuole esprimere il disagio che gli abitanti di un luogo turistico sono obbligati a sopportare verso i chiassosi, presuntuosi, sporchi ed inquinanti turisti.
Un disagio che, come leggeremo, potrà portare a rimedi estremi da parte degli abitanti.
Ma Diary è anche una interessante riflessione sull'arte, soprattutto riguardo quegli artisti che, per quanti sforzi possano fare, non hanno il talento necessario per sfondare, per essere ricordati.
Il romanzo è incentrato sulla sofferenza di questi.

Protagonista del romanzo è Misty, un artista mancata e frustrata, una donna che è stata ingravidata da Peter, un abitante dell'isola Waytansea e che si è trasferita su quest'isola.
Il romanzo è un diario che Misty scrive per Peter, perché questo è in coma da un po' di tempo.
Se però vi aspettate una Penelope, allora ne rimarrete delusi.
Il fatto è che Peter prima di andare in coma a causa di un tentato suicidio, ha passato un periodo di pazzia.
Prima di tentare il suicidio è andato in giro nelle case da affittare ad i vacanzieri, ha murato alcune stanze ed ha scritto dei messaggi inquietanti.
Il punto è che questo comportamento un po' eccentrico di Peter ha portato a parecchie denunce, denunce che hanno portato Misty ad un difficile condizione economica.
Di conseguenza il diario non è ricco di parole dolci verso il marito comatoso, tutt'altro.
Misty descrive con minuzia il modo in cui infilza aghi nel corpo indifeso dell'uomo.
Il tutto è aggravato dal fatto che gli abitanti dell'isola sono molto inquietanti: sanno qualsiasi cosa Misty faccia e premono affinché questa torni a dipingere, c'è qualcosa di strano ed oscuro in loro e più si va avanti con la storia più questi isolani diventano inquietanti.

Una chicca è la lettera che si legge alla fine, lettera in cui Chuck usa il classico artificio letterario per il quale il romanzo non è frutto della fantasia dell'autore, ma è un resoconto che gli è stato inviato... dunque, "vero".

By Ivan
From Hell