venerdì 28 luglio 2017

Vulcano 3 - Philip K. Dick


"Occorreva un controllo internazionale che né uomini né nazioni potessero mai infrangere. Occorrevano leggi che tutti rispettassero senza poterle violare. Ma come avremmo potuto essere certi che i componenti di questo governo supremo non sarebbero stati affetti dagli odi e dalle bramosie, e da tutte le passioni che avevano aizzato gli uomini gli uni contro gli altri per secoli e secoli?"


Se c'è una cosa che mi piace è fare recensioni di romanzi poco conosciuti di autori famosi.
Se si pensa a Dick ci viene in mente "Ubik" o "La svastica sul sole", ma non "Vulcano 3"
In "Vulcano 3" abbiamo un mondo in cui, dopo l'ennessima sanguinosa guerra, si decide di lasciare le sorti del mondo ad una serie di supercomputer, i Vulcano appunto, perché questi dovrebbero prendere decisioni oggettive, senza farsi trascinare da invidie, paure ed odio.
Il Vulcano 3 è l'ultimo di questa serie di computer, il più evoluto, quello che attualmente comanda il mondo.
Ma c'è un organizzazione che vorrebbe distruggere il supercomputer, i Guaritori, che si oppongono al Gruppo, ovvero quelli che hanno creato e supportano il computer.

"Vulcano 3" è un romanzo che tratta una delle tematiche più care a Dick: il rapporto fra uomo e macchina.
Fino a che punto è giusto affidarsi ad una macchina? Non si rischia di perdere la propria umanità? Quella soggettività che l'uomo cerca di eliminare, è veramente il male?
"Voi non avete alcuna autonomia operativa. Dovete aspettare che quella macchina parli. Non vi passa neppure per la testa di sforzare i vostri cervelli umani", dice uno dei personaggi al proposito.
E, mentre l'uomo vuole assomigliare alla macchina, anche qua (classica situazione Dickiana questa) abbiamo la macchina che invece inizia ad assomigliare all'uomo.
Oltre a questo, altra tematica è la scontro classe operaia contro quella dirigente: Dick in questo romanzo ci snocciola un pensiero degno di un professore di sociologia: "L'insoddisfazione delle masse non si basa sulle privazioni economiche, ma su un senso d'incapacità a ottenere quello che vogliono. E ciò che vogliono non è un livello di vita superiore, ma un maggior potere sociale"
Bello, bello, bello questo romanzo di Dick. Se qualcuno mi chiedesse di consigliarli un romanzo non conosciutissimo di questo autore, probabilmente sarebbe fra i titoli che direi.

By Ivan
From Hell

domenica 28 maggio 2017

Aurora nel buio - Barbara Baraldi


"Il passato era come un cane idrofobo che viveva nella sua ombra, pronto a infettarla con  il morso dei ricordi"
 
"Aurora nel buio" è un romanzo scritto dall'italiana Baraldi, ma nonostante questo è molto americano nella struttura.
Intendo che rispetta molto fedelmente i canoni del thriller psicologico alla americana: abbiamo un serial killer che ha il suo modus operandi e che è spinto a compiere i suoi atroci delitti da qualcosa che si trova dentro la sua psiche.
Per quanto riguarda, invece, l'atmosfera della storia, qui torniamo nella nostra patria: la nebbia della padania che tanti scrittori ha ispirato, da Baldini alla brava Baraldi.
Del resto, la Baraldi la conoscono bene i lettori di Dylan Dog, le sue storie sono pregne di un atmosfera cupa, che si sposa benissimo con le trame che ci propone.
Insomma, in "Aurora nel buio"  è un po' come se i personaggi di un romanzo di Harris fossero i protagonisti de "La casa dalle finestre che ridono"
Ognuno nei romanzi legge un po' le tematiche che vuole, se si vuole si può anche evitare di leggerle e godersi semplicemente la storia, ma io sono uno di quelli che alle tematiche da importanza. In questo caso la tematica più importante del romanzo, a mio parere, è il passato.
Non ho scelto a caso la citazione con cui ho aperto il post.
A valorizzare la mia tesi c'è il fatto che tutti, e dico tutti, i personaggi della storia hanno un evento passato che gli rende il presente difficile, non solo i protagonisti come Aurora e Bruno, ma anche quelli secondari come Silvia.

Forse un po' troppo allungato in alcune parti, ma è un romanzo che consiglio vivamente. Cupo, inquietante e davvero ben scritto, cosa rara di questi periodi.
Ma soprattutto una cosa: in certe parti il romanzo fa davvero venire i brividi lungo la schiena, cosa che per un thriller ben fatto è fondamentale.

By Ivan 
From Hell

martedì 21 marzo 2017

Morte a Venice - Ray Bradbury


"Vidi il colpevole dietro la vetrina del barbiere, lo sguardo perso nella nebbia, come uno dei personaggi solitari che stanno nei caffè vuoti o sugli angoli di strada nei quadri di Hopper"

Con "Morte a Venice" Bradbury, nell'ormai lontano 1985, si è cimentato nel classico noir alla Chandler.
Questo vuol dire essenzialmente una cosa: puntare sull'amosfera più che sulla trama, atmosfera che dev'essere cupa, malinconica e con il protagonista solitario e dannato, come nella migliore tradizione delle storie di questo genere.
Infatti, quando si legge questo romanzo, non è la storia a colpirci particolarmente: essenzialmente un giallo le cui dinamiche sono anche abbastanza zoppicanti, volendo si potrebbe puntare più volte il dito e dire "questo non torna"
Ciò che ci colpisce è proprio l'atmosfera, ma in fondo è proprio questo che un lettore vuole dal noir. Il noir non è il classico giallo, il noir si può permettere di essere sgangherato a condizione che il "mood" in cui ci avvolge sia quello giusto, vogliamo sentirci i personaggi di un quadro di Hopper.
Questo a Bradbury riesce, ed allora gli perdono che la risoluzione del giallo sia sbrigativa e zoppicante, perché dal noir non cerco questo, altrimenti mi leggo la Christie.
Ma, oltre all'atmosfera, Ray punta anche sul raccontarci la Venice degli anni 40, un quartiere di Los Angeles che oggi è considerato lussuoso, ma allora era in decadenza.
Bradbury, quindi, ci racconta di luna park desolati, acque inquinate, canali decrepiti, persone sole e tristi.
Proprio come un quadro di Hooper.

By Ivan 
From Hell

lunedì 16 gennaio 2017

Trigger Warning - Neil Gaiman


" - Che cosa è più grande dell'universo?- fu la prima domanda. [...]
- La mente perché può contenere un universo, ma anche immaginare cose che non sono mai state e che non sono"

Ci sono alcuni autori di cui preferisco leggere i racconti, invece che i romanzi.
Uno di questi autori è King, perché trovo che nella forma breve riesca ad evitare il suo maggior difetto: l'essere prolisso.
Un altro di questi autori è Gaiman, ma per motivi ben diversi da King.
Gaiman possiede già il dono della sintesi, anche nei romanzi più lunghi non è mai prolisso, non annacqua il brodo più di quello che è richiesto.
La cosa bella dei racconti di Gaiman è che, in questi, può (e gli piace) sperimentare un casino, cosa che nei romanzi più lunghi difficilmente può fare, probabilmente a causa di esigenze di mercato.
Un esempio di questa sperimentazione di cui parlo si ha proprio in questa ultima raccolta di racconti, Trigger Warning, ed in particolare nel racconto dal titolo "Arancione"
"Arancione" è un racconto sviluppato con la forma del questionario.
Forse sono ignorante in materia ma, fin'ora, avevo letto racconti e romanzi sviluppati in vari modi, ma mai sotto forma di questionario.
Il punto è proprio questo: in un epoca dove ormai quasi nessuno legge, dove un ragionamento scritto che sia più lungo di dieci righe viene a noia, in un epoca come questa il racconto può avere la forza di cambiare forma, allo scopo di riuscire ad arrivare a chi è allergico alla lettura.
Tutto questo potenziale viene, ovviamente, buttato nel cesso dal mercato editoriale che si ostina a pensare che il racconto non venda (basterebbe promuoverlo di più, a mio vedere).

Doveva essere un post in cui recensivo questa raccolta di racconti, invece è diventato un post inneggiante alla letteratura breve, scusate.
Il punto è... che cosa si può dire di questa raccolta di Gaiman? Bella, bella, bella, come tutte le  raccolte di racconti dell'autore in questione. Ormai non mi stupisce più, e meno male.

I racconti migliori della raccolta sono:
-  Il labirinto lunare (inquietante)
- La particolarità di Cassandra (chi non si è mai inventato di avere una ragazza negli anni dell'adolescenza? Neil ci ricama sopra un racconto grottesco)
- Arancione (per il motivo già detto)
- Il ritorno del sottile duca bianco (non poteva passare indifferente un racconto in cui il protagonista è evidentemente ispirato a Bowie)
- Cane nero (il ritorno di Shadow, in un classico racconto gotico)

By Ivan
From Hell

sabato 24 dicembre 2016

Neonomicon - Alan Moore



Breve, ma intenso, post!
Grazie al regalo di Natale di un amico, mi sono letto questa interpretazione a fumetti che Alan Moore, qualche anno fa, ha fatto dell'opera di Lovecraft.
Veramente un ottima opera fra il noir e l'horror che, oltre ad essere una bella storia, pone l'accento su ciò che Lovecraft ha sempre trattato superficialmente a causa della sua visione del mondo estremamente bigotta: il sesso.
Ne la "Maschera di Innsmouth", ad esempio, si parla di accoppiamenti fra orribili mostri marini ed umani, ma il tutto viene trattato superficialmente, senza andare troppo a fondo. In questo fumetto si esplora quella parte che lo scrittore di Providence non voleva esplorare.

By Ivan
From Hell

domenica 27 novembre 2016

Romance - Chuck Palahniuk


"Ci sono bugie che cementano i matrimoni più dei voti nuziali"

Negli USA le riviste ancora pubblicano racconti, lo hanno sempre fatto sin dai tempi di Poe e Lovecraft ed è fondamentalmente per questo che esiste un mercato per questo genere letterario, mercato che invece manca in Italia.
"Romance" raccoglie tutti i racconti che Palahniuk ha scritto per varie riviste, come "Playboy", nel corso degli ultimi dieci anni, più o meno.
A volte, quando un autore inizia a deludermi con i romanzi, mi capita di riassaporare le qualità che mi hanno fatto innamorare di lui nella narrazione breve, è con questa speranza che ho comprato "Romance"
Ho trovato quello che cercavo? Anche questa volta mi tocca scrivere "ni"
Il punto è che ci sono raccolte di racconti che nascono come tali, intendo dire che i racconti contenuti vengono scritti proprio per far parte della raccolta.
Altre, invece, si limitano a raccogliere racconti che sono già stati pubblicati precedentemente. Il problema di quest'ultima tipologia è che la loro stessa natura le rende discontinue.
Cosa vuol dire questo? Che in alcuni racconti ho assaporato il vero Palahniuk, in altri non era semplicemente lui... gli mancava quel tocco di originalità che me lo faceva riconoscere già dalla prima riga.
Chiariamoci, tutti i racconti presenti in questa opera sono stati scritti chiaramente per sbarcare il lunario, la rabbia dirompente di Fight Club è ormai molto lontana, sono dei "lavori" più che delle "opere",  ma alcuni di questi sono lavori fatti davvero bene, altri sono un po' arronzati.
I racconti più meritevoli sono:
- Di come scimmia si sposò, comprò casa e trovò la felicità a Orlando
- Fenice
- Perché formichiere non è mai arrivato sulla luna

By Ivan
From Hell

domenica 20 novembre 2016

Animali Notturni - Tom Ford



Animali NOTTURNI (notturni, non quegli altri, sia chiaro) è un film forte, potente, che ti colpisce duro, con una cattiveria di fondo che non cede all'happy ending.
Ci voleva un film come questo, in un'epoca di rassicuranti remake ed idee riciclate.
E, mentre tutto il cinema andava a guardarsi "Soldi facili e come farli", io mi sono goduto questa perla, senza bimbiminchia chiassosi.
Un uomo scrive un thriller e lo dedica alla sua ex moglie, un thriller violento che non è altro che la metafora della loro storia d'amore, fallita tragicamente.
Ma il film non è solo questo, il film è anche una riflessione sulla difficoltà e sull'impossibilità di essere una persona sensibile in un mondo governato dai prepotenti e dai violenti, scambiati per "forti" dalla collettività, che al contrario considera i sensibili dei "deboli"
Aggiungiamoci un finale che, ovviamente senza raccontarlo, vi posso dire che si presta a più interpretazioni, ed ecco che abbiamo uno dei thriller più belli degli ultimi anni.

By Ivan
From Hell